
I
media, il corpo e la guerra
di Luciano Petullà
La mediatizzazione del mondo e dei rapporti interpersonali e informativi ha una lunga storia. Tra tutti i suoi molti resoconti forse il più attuale per lo scenario dolente cui stiamo “attivamente” assistendo è il doppio movimento che vede una prima progressione verso la “sterilizzazione” del corpo umano, la sua scomparsa “materiale” a favore di simulacri (effigi visive ed acustiche) capaci di viaggiare veloci nello spazio e/o rimanere registrati su una qualche supporto. Questa fantasmizzazione, che ha raggiunto livelli sofisticati una volta incontrato il medium elettrico, ha stimolato però un movimento opposto, richiamando le forme più autentiche del contatto e del corpo umano: uno dei problemi per i mondi ricostruiti attraverso i media è così la restituzione del corpo occultato.
Questa dinamica è evidente nella gestione informativa della
guerra: la possibilità tecnologica di combattere i conflitti alla
stregua di un
videogame asettico, legandolo ad uno stretto controllo dei giornalisti
là
inviati, definiti appunto “embedded”, ha caratterizzato la prima fase
della
guerra irachena. E’ stata una gestione provvidenziale se pensiamo che
vi erano
delle formidabili ragioni per essere contro l’intervento, tutto un
insieme di
punti di vista basati sul semplice buon senso, quello ancora capace di
distinguere tra le condizioni in cui siamo immersi quando ci muoviamo
nella
simulazione del gioco elettronico rispetto a quando operiamo in una
società di
esseri viventi. Non è stata casuale la fortissima partecipazione nelle
strade
dei paesi occidentali di milioni e milioni di persone (un record), il
segnale
che il tema doveva essere trattato in concreto perché la delega
mediatica
appare “infida” quando si preparano certi tipi di scadenze.
Tuttavia, l’altro tipo di errore è di aver sottovalutato il contro-movimento mediatico: i media, ed i nuovi media, sono tanto bravi ad occultare quanto a far resuscitare i corpi tramite un esplosione di dettagli che ne amplificano la forza. Quello che sta avvenendo negli Stati Uniti è appunto questo. Non solo le TV mostrano i corpi torturati, il medioevo che alberga anche nelle nostre democrazie, ma le fredde cifre dei morti giornalieri stanno diventando dei link Internet alle loro vite andate perdute, i portali alla concretezza delle loro storie e dei loro affetti, contro la cattiva retorica dei politici incapaci. (Whashington Post: Faces of the Fallen).
www.quintostato.it Mercoledî 5 Maggio 2004

