luciano petullà

systems and dimensions of new communication

Promesse e incubi dell’autoveicolo autonomo In un mondo in continuo scombussolamento il tema del driverless automotive appare esageratamente supponente nel suo obiettivo di automatizzare completamente la guida degli autoveicoli facendo a meno di un autista umano. La pretesa è quella di dare vita ad auto capaci di dominare tutti gli eventi a contorno e raggiungere mete prestabilite con il solo impegno di comunicarle. Saliremo in macchina e non dovremo preoccuparci se non di rilassarci e impegnarci in qualche modo, sicuri di essere comunque trasportati laddove desideriamo, chiusi in un bozzolo che realizza sia una forma meccanizzata di teletrasporto che l’immunizzazione alle contaminazioni empatiche degli accadimenti. Non so quante siano o dove possano trovarsi corsie stradali così predisposte o predisponibili a combinarsi per operare in questo servizio in modalità end-to-end. Se dovessi avanzare un’ipotesi, allertato anche dalla continua procrastinazione delle date di lancio effettivo del prodotto/servizio, direi che all’industria automobilistica più che il fine interessino gli stimoli e le ricadute che il percorso del progetto comunque comporta. Pensando alla capacità del settore di mobilitare enormi capitali e alla necessità di doversi rilanciare attraverso sfide esagerate, sulla strategia si potrebbe anche concordare. In fondo, cosa rimane attualmente del fascino automobilistico o della…

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I primi 25 anni di Linux Oltre ad essere una delle arti distintive della modernità, la musica jazz è spesso citata come modello organizzativo ed espressivo ideale per la sua capacità di stabilire il giusto interplay fra l’idiosincraticità dell’individuo e l’armonia del gruppo – caratteristicamente, e a turno, i musicisti hanno la massima libertà di esprimersi creando, rispetto al tema e alle armonie centrali, variazioni musicali che diventano veri temi alternativi in schemi che, quando riusciti, si sposano con le sensibilità e il lavoro degli altri componenti del gruppo. Tale produzione di innovazione collettivamente controllata mi fa pensare alla storia e ai risultati raggiunti dai prodotti e dai progetti che si richiamano allo sviluppo di software open source, ovvero del software applicativo che si giova dei contributi di qualunque soggetto sia in grado di comprenderne le funzionalità leggendone il codice sorgente – la condizione esplicita per partecipare è quella di mantenere il codice aperto e documentato cosicché qualunque persona possa migliorarlo e/o aggiungere nuove funzionalità. Consentire il libero utilizzo del software e lasciare il codice aperto vuol dire mettere a disposizione di tutti il file originario contenente le istruzioni date al computer – istruzioni scritte in un linguaggio leggibile da…

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La svolta real-time Le nuove frontiere della pubblicità si incardinano sempre di più ad un modo di vita sincretico, dove le esigenze che si presentano nell’immediatezza, caratteristica cara al marketing, pretendono di essere servite al meglio. D’altro canto, gli sviluppi dell’advertising online si trovano a proprio agio nel cavalcare due tendenze generali: a) la preferenza, da parte delle persone, a spostare o proseguire le attività sul versante mobile; b) l’esigenza di automatizzare al massimo i processi di gestione e vendita dei messaggi o del controllo delle relazioni commerciali sincronizzandoli alle informazioni che, provenienti direttamente dai contesti incorporati delle azioni umane, aiutano a indirizzare al meglio l’incontro tra la proposizione del contenuto e l’esigenza del consumatore. Grazie alla possibilità di avere informazioni puntuali sugli utilizzatori dei servizi e sulle loro correnti esigenze, soprattutto da quando è possibile recepirle all’interno dei social network, i circuiti automatizzati della collocazione pubblicitaria mirata stanno subendo un’ulteriore accelerazione. In sintesi, vi è la possibilità di implementare dei sistemi di Real Time Bidding (RTB) che si preoccupano di far incontrare all’istante domanda e offerta pubblicitaria in considerazione del massimo risultato in termini di targetizzazione, un processo win-win per le due parti, sempre più legato alla misura del…

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L’ad server è stato il primo esempio di agente pubblicitario informatizzato ed uno dei nodi di base degli ad networks. In pratica nasce come costola separata di un web server, vale a dire il computer e software1 collegato in rete che si occupa di organizzare e pubblicare quando richiesto i contenuti editoriali di un sito web. Vista la centralità dell’advertising e la sua natura altamente dinamica, sia in termini di relazioni commerciali che di tecniche, il lavoro pubblicitario viene così concentrato/specializzato in una piattaforma di servizio apposita e parallela con cui si acquisiscono e gestiscono le campagne pubblicitarie che l’editore del sito web vuole far passare, offrendo agli inserzionisti strumenti di inserimento e di orchestrazione dei messaggi, così come dettagliate analisi degli utilizzi. In effetti, fin dall’inizio l’ad server si mette a disposizione di quel mondo di agenti pubblicitari già tradizionalmente articolato in reti organizzative in cui risaltano i ruoli dei broker, vale a dire di coloro che aggregano/adattano/arricchiscono offerta e domanda degli spazi editoriali, facendole incontrare nello specifico. Negli stessi anni del decollo della pubblicità online (1995-1996) attorno agli ad server nascono modelli organizzativi e tecnologici diversi per la gestione dei propri spazi editoriali. Gli ad server possono essere…

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Origini ed evoluzione Una delle tesi più interessanti sulle tecniche pubblicitarie e di marketing ci spiega come la loro nascita scaturisca dalla reazione ad uno stato avanzante di crisi di controllo (Beniger, 1986). La forte spinta industriale dell’Ottocento potenziò enormemente una capacità produttiva che, improvvisamente, si trovò nelle condizione di dover e/o poter allargare il raggio della vendita, espandendo gli orizzonti del mercato e del consumo. Il marketing e l’advertising si posero il problema di studiare ed elaborare se e come far incontrare e collimare gli interessi ormai “diffusi” di produttori e consumatori. A distanza di secoli possiamo dire che il marketing ha guadagnato stima e dignità riguardo al compito originario. Sull’efficacia della pubblicità, invece, i pareri sono meno concordi se ancora oggi vediamo come continui ad imperare il detto spray and pray. Le chance di scrollarsi di dosso questo eterno scetticismo sull’effettiva capacità di agganciare con cognizione e tempismo le puntuali esigenze della potenziale utenza sono però di molto aumentate con la diffusione e utilizzazione della comunicazione online. Iniziando questa riflessione una considerazione va fatta su ciò che abbiamo nel frattempo sperimentato: dove vi è la possibilità di trovare ambienti/eventi polarizzanti un’umana attenzione vi è ormai certezza di imbattersi…

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Oltre Apple, Facebook e Twitter: contesti e sviluppi delle “altre” applicazioni da start-up Nel nostro precedente post ci eravamo impegnati a ritornare sul rapporto curato dalla KPGP, con la regia di Mary Meeker, dedicato alle evoluzioni di business avvenute in internet nel  2015.  Il motivo è che attraverso la sua lettura saremmo  stati aiutati a entrare con maggiore dettaglio e ragione in quella fantasmagoria di attività che, muovendosi sulla e intorno alla rete, sempre più trovano le vie per coagularsi in proposte imprenditoriali durevoli che diventano poi infrastrutture per il nostro agire in molteplici ambiti di vita. Insomma, un modo per indirizzare l’attenzione oltre i soliti protagonisti quali i vari Facebook, Apple, Twitter, aziende che paiono saturare per i più gli orizzonti internettiani.  Premettiamo che il rapporto, parlando di applicazioni e sistemi digitali, ha un indubbio outlook globale ma una base applicativa che è focalizzata, almeno inizialmente, sul mercato statunitense. Ma ciò non rappresenta un problema in quanto lo scopo è di fornire un esempio di esplorazione finalizzato ad aprire una finestra su alcuni degli sviluppi imprenditoriali che il mondo della rete sta rendendo possibili. Il contesto digitale Iniziamo delineando il contesto delle persone connesse in rete la cui importanza, da tempo, sembra essere vista sempre con un duplice obiettivo: a livello di…

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Le complicate correlazioni degli analisti dell’ICT Mary Meeker, conosciuta come la “regina della rete”, è una donna molto apprezzata nel panorama tecnologico mondiale benché, avendo veleggiando tra “gloria e infamia” anche come analista finanziaria nel mondo delle aziende digitali, la sua fama debba ancora scontare una coda polemica nel suo paese natio (USA). Operando nel campo fin dagli anni Novanta ella si è trovata infatti ad attraversare quel periodo economicamente tumultuoso della bolla speculativa internettiana conosciuto come dotcom bust (2001). Per rammentare sinteticamente, nell’arco di 2 anni ben 450 nuove aziende digitali si offrirono sul mercato borsistico con proprie proposte IPO (Initial Public Offering) basandosi su modelli di business innovativi ma, per la maggior parte, altrettanto incerti se non fantasiosi. Il fascino high-tech non adeguatamente supportato dalla diffusione capillare di infrastrutture e dall’attecchimento culturale e sociale, e dunque da reali esigenze di consumo, trasse in inganno molti piccoli e grandi investitori. Con il senno di poi si può tranquillamente dire che, per chi aveva l’onere di valutare e consigliare, la vera impresa sarebbe stata quella di uscirne completamente indenni! In ogni caso, il crollo borsistico fece molte vittime tra aziende e investitori ma sappiamo che non tutto, pensando a realtà come Amazon, Ebay…

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Il sex appeal dei cyborg  Nel pensare il rapporto tra uomo e tecnologia ricorriamo spesso a immagini e paragoni che vorremmo esemplificassero meglio la difficoltà a intenderli come mondi nettamente separabili. Capita pure, all’interno di uno stesso ragionamento, di dover modulare i paralleli in un crescendo di esempi perché i confini per una possibile divisione funzionale o materiale diventano sempre più indefinibili in ragione della natura coevolutiva — biologica, psicologica, sensoriale e sociale — di ogni essere umano con ogni tipo di presenza che abita gli ambienti da lui stesso abitati. Per fare un esempio, nell’interessante libro L’anima delle macchine l’esperto di robotica Paolo Gallina esemplifica questa fusione partendo dall’immagine di una chiocciola che vive saldamente attaccata al suo guscio, per passare poi a una zattera esistenziale su cui appoggiamo e incorporiamo, durante il nostro viaggio terreno, tutta quella panoplia di oggetti, strumenti, esperienze ed emozioni che ci rende allo stesso tempo unici e solidali con il resto del consorzio partecipato (umano, animale, ambientale). E chiude infine con le immagini più vive e interattive proposte nell’ambito della filmografia attraverso personaggi che mostrano i poteri dati dalla interpenetrazione della vita discendente dal carbonio con la vita che evolve dal silicio — sulla scia dei tumultuosi sviluppi tecnologici di questi ultimi…

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Essere o non essere Charlie Hebdo All’indomani delle stragi parigine dell’7 e 9 gennaio 2015 è stato grande il senso di trasporto e di solidarietà verso le vittime e la nazione colpite dai terribili eventi, e, almeno in quei frangenti, si è voluto aderire senza indugi agli stessi valori simbolici che, per attività e appartenenze, i morti e feriti rappresentavano per i loro carnefici. Il conio dello slogan Je suis Charlie e la sua popolarità e adesione a livello planetario hanno voluto in fondo trasmettere sia l’impeto partecipativo che la distanza dalla bieca violenza dei terroristi – che in questo caso esercitano  richiamandosi al radicalismo islamico. Allo stesso tempo, e per il caso specifico della quasi intera decimazione della redazione di un settimanale satirico, si è voluto stroncare fortissimamente qualunque pretesa folle di poter giustificare le azioni sanguinarie come una possibile e giusta reazione alla libertà di critica, da tempo funzione cardine dei sistemi democratici, particolarmente in Francia. All’indomani delle dovute reazioni iniziali, sul tema della libertà di espressione e sui nuovi contesti mediali in cui ci stiamo abituando a vivere e operare conviene tornare più approfonditamente per provare a comprendere meglio i termini della nostra convivenza nella nuova realtà globale. In effetti, non…

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Da Lollipop agli oggetti incantati Nonostante risulti alquanto sfuggente, e per questo forse altrettanto affascinante, con il lancio dell’iPhone nel 2007 anche chi si occupa di tecnologie della comunicazione si è trovato (giocoforza) a trattare il tema del design. Nel frattempo, grazie all’esplosione centrifuga dei media digitali nella vita sociale e personale e al moltiplicarsi delle interfacce digitali adoperate, l’argomento è diventato (industrialmente) materia sensibile in termini di differenziazione e capacità attrattiva per rincorrere o anche anticipare i desideri e le necessità  delle persone. Nei fatti, vi è oggi un maggiore stimolo a riflettere sui cambiamenti che le elaborazioni del design digitale ci propongono, partendo anche, come nel nostro caso, da indizi secondari ma significativi nel segnalare quanto velocemente e (quasi) inconsapevolmente, varcando quotidianamente e per centinaia di volte questi portali, ci abituiamo ad abitare e cambiare le nostre realtà esistenziali e sociali. In realtà, ha buon gioco chi, rammentando i classici spazi umani dell’abitare — casa, lavoro e luoghi pubblici —, parla ormai degli schermi dei dispositivi mobili come del vero terzo spazio in perenne occupazione. Insomma, è veramente difficile trovare cesure spaziali o attività che ci allontanano da un qualche terminale digitale. Volendo dare un quadro d’insieme, è giusto pensare al design digitale come parte…

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