luciano petullà

systems and dimensions of new communication

L’ebook gratuito e antologico dei post del blog In questo post spiegherò cosa troverete all’interno di questo ebook gratuito e il perché ho deciso di donarvelo. In questi ultimi decenni della storia umana abbiamo visto internet e le tecnologie della comunicazione digitale insediarsi velocemente nelle attività e nelle esperienze quotidiane di miliardi di persone. Passo dopo passo e a ogni nuovo risveglio abbiamo imparato a convivere con un qualcosa che appariva nuovo e poi, come per tutte le altre precedenti incorporazioni tecnologiche, assolutamente scontato. Fin dagli anni 2000 mi sono proposto di riflettere sugli slittamenti che questo traino tecnologico stava introducendo nelle pieghe delle nostre vite, provando a evidenziare le vie e i contesti di questa rapida presa anche nelle forme più istantanee della scrittura online. In alcuni stadi di questa avvolgente progressione ho avuto così modo di postare articoli su temi che, per rilevanza e mia attitudine interpretativa, ritenevo utile approfondire dal punto di vista tecno-sociale e infrastrutturale, ovvero degli interessi che preparano e rendono possibile l’instaurazione di nuove routine di vita, individuali e sociali. La spigolatura degli eventi offerti attraverso una scrittura online, certamente più frettolosa ed editorialmente impulsiva – e nel mio caso anche temporalmente parsimoniosa –…

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A volte, sviluppi e analisi si riconnettono, viaggiando attraverso le stesse metafore in cui, nel frattempo, le nostre esistenze (profondamente) si dispiegano …                 Riferimenti Gruman, G., 2014, “Welcome to the next tech revolution: Liquid computing”, in Infoworld.com, July 15, 2014. Petullà, L., 2008, Media e computer liquidi, Milano, Lampi di Stampa.

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Il corpo dell’avatar Strana e affascinante storia quella della premiazione attribuita dal recente Festival del Cinema di Roma a Scarlett Johansson,  considerata  migliore attrice per aver prestato la sua voce, nel film Her del regista Spike Jonze, al nuovo sistema operativo di un conputer. Esso (lei, Samantha)  presenta nuove caratteristiche cognitive, intuitive e autoapprendenti che gli consentono di entrare in una relazione amorosa con il protagonista. Si è fatta molta ironia sulla faccenda partendo dal fatto che proprio in Italia non sentiremo mai la sua “presenza” attoriale essendo noto che da noi vige la rigida pratica di doppiare i film. Tra l’altro, la Johansson, ma anche molti altri vincitori, non si sono fatti vedere alla premiazione se non attraverso messaggi video. Insomma, ormai è assodato: siamo abituati a incontrarci in una natura mista di presenza online e offline, in questo caso molto più di prima specie. Il cinema, grazie alla sua fondante sensibilità per le forme fantasmatiche, tramite cui riesce a riprodurre il “massimo di realtà” (Alberto Abruzzese), si prende dunque l’incombenza di certificarlo. Per inciso, l’attrice una puntatina fisica preventiva al Festival l’ha fatta, ma pare trascinata in  un’operazione “ruffiana” utile a rianimare il livello delle ambizioni di un festival…

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Teorie e pratiche di un concepimento Il mondo tutto sta festeggiando i 10 anni del telefono che funziona tramite internet. Anche se la storia della telefonia e della videotelefonia sulla Rete non coincide certo con quella di Skype, è innegabile che nella pratica del consumo  sia Skype il sinonimo di chat video/telefonica per la maggior parte delle persone al mondo – fatto facilmente riconosciuto anche da chi è emigrato su altre piattaforme. In realtà, il concepimento vero così come il lancio di software similari ma meno “fortunati” lo precedono di molti anni, quasi una decade, ed è parte di un sommovimento molto profondo e ampio che produrrà tutte le conseguenze che stiamo esperendo per l’intera filiera delle vecchie e nuove tele-comunicazioni. Da questo punto di vista è molto giusto ricordare con tanta enfasi l’avvento del telefono internettiano. Tra le iniziative che vogliono evidenziare l’avvenimento, mi piace segnalare quella del giornale inglese The Guardian che ha aperto sulla sua pagina di giornale online e su twitter (#skypestories) dei canali per ricevere sintetici feedback sul valore o l’uso di questo medium per le persone. Il flusso dei commenti e la varietà di storie, attività, usi, nazionalità degli utenti, così come critiche alle…

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Il miraggio delle Silicon Valley Accade spesso  a chi è avvezzo a seguire lo sviluppo dei prodotti digitali di imbattersi in commenti e riflessioni  sulla vitalità e abilità di trovare soluzioni e fondare aziende high-tech di successo da parte di alcuni distretti produttivi del globo. D’altra parte, l’attuale periodo di crisi economica e il continuo posticipo della sua fine stanno certificando la durezza del passaggio nell’era post-industriale, con tutti i suoi effetti  di “turbolent environment” sulle economie. La flessibilità e trasversalità delle  applicazioni dell’elettronica, del software e delle telecomunicazioni sono allora caratteristiche apprezzate per affrontare con una certa prontezza i cambiamenti e le prospettive, sia nella produzione che nel consumo. Lo scopo di questo breve intervento sarà quello di contrastare problematicamente le vulgate intorno al fenomeno delle start-up prendendo spunto da due interessanti contributi. Per inciso, sono quelli che ho incontrato, personalmente e casualmente, nelle sole ultime due settimane, e dimostrano probabilmente la forte presenza di una domanda montante e globale per inserirsi nel novero delle nazioni che possono contare su tali munizioni per affrontare un futuro meno travagliato in termini di lavoro e crescita. In gergo, se non problematizzate adeguatamente, si definiscono le strategie semplicistiche del “me too”. Dunque,…

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Un pit-stop per riflettere sugli aggiornamenti del corpo tecnologico Il clamore attorno al mega sistema di spionaggio delle comunicazioni elettroniche PRISM, gestito dalla National Security Agency statunitense ai danni dei cittadini di tutto il mondo, ha sollevato (oltre a una certa dose di indignazione) un brainstorming generale. In particolare, costretti a prendere posizione i politici non-USA hanno avuto l’occasione di mostrare sulla vicenda una mesta e disarmante incredulità, una reazione in linea con lo storico ritardo con cui i delegati al potere legislativo mancano di comprendere regolarmente le dinamiche tecnologiche più “hard”. D’altro canto, il turbo-sviluppo dell’attuale ICT e il loro concatenarsi veloce con fattori economici, politici e culturali fornisce a tutti noi abbondanti alibi per arrancare. In realtà, di fronte al privilegio di poter utilizzare sistemi di comunicazione e informazione così sofisticati, l’ingenuità non dovrebbe poter annoverarsi tra le scusanti. Per inciso, attorno ai nuovi media vi è sicuramente un alone di panico morale che è lecito scansare, anche aprioristicamente, perché ormai fuori tempo. Per dire, lo storico della comunicazione John Durham Peters ha notato come vi sia un nesso profondo tra privacy e timore della disseminazione, che egli analiticamente lega alla paura dell’eros – massificazione dei contatti, pericoli…

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E’ appena uscito presso l’editore  Franco Angeli un libro collettaneo Media che cambiano, parole che restano curato da Davide Borrelli e Mihaela Gavrila che mi vede coinvolto su due temi, quello del cloud computing e dell’ubiquitous media, due fronti che collocano i miei contributi nella sezione del testo più legata ai recenti cambiamenti nelle pratiche mediali. Più in generale, riprendendo dalla introduzione, il libro prende in esame alcune fra le più significative trasformazioni che stanno investendo il mondo della comunicazione e con esso l’intera società globale. Lo abbiamo fatto a partire da ventisette parole chiave che, a nostro giudizio, rappresentano altrettanti vettori di cambiamento nel panorama sociale e culturale contemporaneo. Più che un lessico sui media, abbiamo inteso allestire un repertorio di temi e di idee per osservare e leggere il presente dal grandangolo della comunicazione e delle sue mediamorfosi tecnologico-culturali (Fidler, 1997; Morcellini,2000; Manovich, 2010). Il volume è stato concepito per fare il punto sulle nuove tendenze che emergono oggi nel panorama dei media, ma anche e soprattutto per contribuire ad allargare lo spettro dei fenomeni oggetto di studio dei “comunicazionisti” (in particolare degli studiosi dei media propriamente intesi) nella convinzione che, dal loro osservatorio privilegiato, essi possano dire…

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Storia sociale del telefono su internet Incidentalmente ma non troppo! l’uscita  della nuova edizione cartacea ed ebook del libro che racconta la nascita della telefonia su internet avviene in un periodo di grande attualità per il fenomeno voice-over-ip.  Titoli di cronaca giornalistica quali Voip, Skype contro Vodafone: “Non può limitare l’accesso”, Mondo Web: Per Skype bisogna pagare, Chiamate gratis per tutti: L’assalto ai telefonini dei giganti di Internet, La guerra al Voip: S’indaga sulle telefonate via web, Push to end “free lunch” for content provider sono ormai richiami quotidiani che riguardano la fine di un epoca comunicativa contrassegnata da confini ben definiti per catalogare o pensare i vari media di massa. Un periodo, è bene ricordare, durato ben 120 anni e in cui il servizio più personale delle tecnologie di comunicazione elettrica (il telefono) è stato la bussola e il contenitore delle tlc – e anche il traghettatore verso internet. Nato nel 1995 con  gran clamore sulle ali delle sue dirompenti potenzialità per la capacità di remixare vecchie e nuove forme di telecomunicazione, il soft phone continua così a riproporre sfide e perturbare i mercati via via che i terminali utenti si potenziano diventando elementi di un puzzle in cui…

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Sulla superficialità o profondità delle culture pop Ogni volta che avviene un grande cambiamento  o che particolari innovazioni  nelle forme della comunicazione attecchiscono velocemente (storicamente parlando) in ampi strati della popolazione, ecco aumentare la probabilità di imbattersi in un dibattito sui suoi effetti deleteri, con conseguente apertura (a cascata) di interventi pro o contro. Come ebbe a indicare mirabilmente Umberto Eco in un saggio dedicato alla cultura popolare nel 1964, il tutto rientra nella logica  consolidata  che vede contrapporsi apocalittici e integrati.  Da una parte vi è chi interpreta i nuovi usi e pratiche come l’avanzata dei “barbari”, dall’altra chi li accoglie come segnali e prove di vie alternative efficaci e più espressive nei confronti di problematiche altrimenti irrisolvibili così come di sensibilità soppresse. Sovente lo scontro riesce a conquistare finanche le prime pagine dei giornali coinvolgendo personalità eterogenee che hanno però il limite di doversi esprimere su processi complessi in poche battute. E’  accaduto ultimamente in Italia, con «il Sole 24 Ore», ma anche negli Stati Uniti e Inghilterra, con il «New York Times», il «Wall Street Journal» e il «Guardian». In quest’ultimo caso, guidati da quel senso pragmatico che contraddistingue particolarmente la cultura anglo-americana, i termini del confronto si…

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Le dimensioni dell’ubiquitous computing e la ricattura del mondo È questo il titolo e sottotitolo di un mio  libro che raccoglie una serie di riflessioni sui modi e la pervasività con cui le nuove tecnologie digitali stanno amalgamandosi con le nostre vite contribuendo a trasformarle. Spesso sono osservazioni nate in seguito allo sviluppo o al lancio di particolari prodotti/gadget tecnologici, figlie delle meraviglie che in questi momenti accomunano specialisti e appassionati, di dibattiti e osservazioni estremamente interessanti che avrebbero meritato, per intensità e acutezza dello sguardo, una maggiore attenzione. Nel frattempo, siamo tutti sempre più assorbiti in una fitta rete telematica che funziona come un’infrastruttura dematerializzata/deterritorializzata ma reale e vitale, con cui e su cui esperiamo e sviluppiamo le più diverse emozioni/attività, organizzandovi reti sociali su scale che, nella loro indefinitezza per la nostra crescente condizione sincronica, definiamo glocali (globali/locali). In realtà, come è stato notato, è nella nostra natura prendere le infrastrutture come scontate, percepirle come qualcosa che “sta là”, pronta all’uso e completamente trasparente, qualcosa su cui qualcosa d’altro “gira” o “opera”, che siano i binari su cui viaggiano le carrozze o i computer che eseguono i programmi. Esse rimangono nel sottofondo, sottratte alla scena, ritirate in una…

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