luciano petullà

systems and dimensions of new communication

In un saggio sulla pubblicità scritto nel 1947 si riportano le considerazioni di un ufficiale americano che, di stanza in Italia in quegli anni, notando la presenza preponderante nella cartellonistica stradale dei temi politici invece che dei più classici argomenti della pubblicità dominanti invece nel paesaggio natio, prevedeva per il nostro popolo un futuro economico tribolato, premurandosi di consigliare di “occuparsi poco di politica e nel pensare invece a come debellare il cattivo odore delle ascelle, la forfora, i peli superflui, la gracilità del fisico, l’aridità dei capelli, l’anemia mediterranea, il gomito del tennista, l’intestino pigro, per non parlare della carenza di ferro, della depressione, del senso cadente, della piorrea, dei pantaloni lisi, della canizie precoce e dell’eccesso di peso”. Marshall McLuhan, come sempre con grande generosità ed intuito, traeva spunto da queste osservazioni per iniziare un discorso sul linguaggio pubblicitario, della sua natura di indicatore dei piccoli eppure grandi problemi delle persone, come anche  dei loro gusti e tendenze, e della sua funzione democratizzante e di specchio ironico della realtà. Su quanto spazio la pubblicità si sia ricavata nella realtà non è il caso di soffermaci, così come sui rapporti incestuosi tra pubblicità e politica/politici, soprattutto, ironia della sorte,…

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Il grande sogno economico-finanziario dell’inarrestabile sviluppo del nuovo mondo della comunicazione online Non so quanti siano coloro che si sono soffermati sui cambiamenti vissuti in questi ultimi dieci anni nel mondo della comunicazione mediata. Sicuramente un numero minore di quanti, quotidianamente, ne utilizzano gli strumenti per ragioni di lavoro, informazione e divertimento. Ancora oggi, mi sembra di poter dire, siamo in linea con quanto lo studioso canadese Marshall McLuhan andava notando fin dagli anni Cinquanta: non è semplice accorgersi dei “media”, dal momento che essi si predispongono subito come ambienti “immersivi”, nei quali noi ci veniamo a trovare nella stessa situazione dei pesci nell’acqua. Sennonché, pensando ai molti frutti maturati al tempo della “new economy” (e-mail, web, chat, ovvero dialoghi testuali tra personal computer collegati in Internet o gli sms, i più comuni “messaggini” dei cellulari) e al breve periodo della loro affermazione nelle nostre abitudini d’uso, abbiamo in qualche modo la possibilità di comprendere come sia potuto accadere che si formassero delle così forti aspettative economiche intorno al settore delle nuove tecnologie di rete. Le dinamiche macroeconomiche dell’ultimo decennio nel campo delle tecnologie di rete Con questo intervento vogliamo esaminare, approfittando anche di un recente documento – «Oecd communications…

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Nella definizione di convergenza, la magica parola usata per fotografare l’attuale sviluppo della comunicazione elettronica, è insito una sorta di paradosso. Mentre il termine indica una sorta di riunificazione dei vari sistemi in un sistema unico, l’utente finale si accorge di vivere in una contrastante proliferazione in cui avanzano, per dire, “nuove complicazioni e difficoltà – come tenere traccia e lavorare con i numeri mobili personali, numeri di pager, numeri di fax, numeri telefonici domestici e di lavoro, indirizzi e-mail privati e lavorativi, ‘screen number’ per i sistemi di Instant Messaging”. Si assiste cioè all’incontro di due correnti non perfettamente concordanti. La prima rappresenta la convergenza infrastrutturale fra i diversi sistemi – GSM, GPRS, SMS, IM, PSTN, PC to phone, PC to PC, PDA, SMS to fixed phone, ecc.-, quella di cui parlano i tecnologi, che si muove a grandi passi verso l’adozione di formati digitali e protocolli di trasporto ‘IP-based’ comuni. La seconda è la corrente rappresentata dai diversi regimi di uso e regolamentazione in cui i servizi di tlc, implementati negli ultimi cento anni, cadono. Tale realtà nel tempo ha elaborato giurisdizioni che hanno dato vita e fissato i modi in cui i differenti sistemi dialogano al di…

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Vi sono fenomeni della Net Economy che al loro sorgere hanno attirato grande attenzione per poi cadere in una specie di oblio informativo, riemergendo di tanto in tanto in qualche trafiletto di cronaca high tech. Al contrario, l’avventura della Internet Telephony, iniziata come gioco quasi amatoriale nel 1995, continua ad attirare le attenzioni degli addetti ai lavori mentre sta trasformando le infrastrutture e i modi di operare in segmenti di mercato “invisibili” alla grande utenza, in quanto elementi indiretti dei servizi finali e di diretto interesse delle carrier di telecomunicazione e ISP, modi e tecniche che sostituiscono e regolano i traffici voce con la nuova tecnologia. Si ripete, in un certo senso, la storia della dinamo o del motore elettrico, divenuti effettivamente rivoluzionari a mano a mano che si insinuavano, lentamente e silenziosamente, come elementi di progettazione nativi nelle implementazioni delle nuove infrastrutture e organizzazioni, contribuendo a riformularne le economie. Con l’offerta di servizi telefonici direttamente all’utenza domestica, la telefonia su IP è approdata alla sua ultima fase di sviluppo per tentare di incalzare gli equilibri economici consolidati nell’industria delle TLC, laddove gli introiti relativi ai venerandi servizi voce pesano per l’80-90% dell’intero fatturato (si stima che il 10% del…

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In questi ultimi anni, sull’onda del clamore suscitato dall’argomento, sono aumentate le pubblicazioni che indagano i meccanismi di sviluppo delle nuove reti di comunicazione, Internet innanzitutto. Tuttavia, dopo un inizio euforico e delle analisi tutto sommato semplicistiche, assistiamo finalmente a delle riflessioni che paiono prediligere un approccio allargato alla complessità della materia, più aderente alle molteplici dimensioni (sociali, economiche, politiche, culturali) di cui tali tecnologie sono espressione e allo stesso tempo elementi attivi di definizione. Da questo punto di vista uno dei riferimenti più interessanti è il lavoro monumentale del sociologo Manuel Castells, tra i primi studiosi al mondo a realizzare che “è la Rete il messaggio ed Internet il messaggero” (Castells, 1996, 1997, 2001). In effetti tale impostazione ha il merito di porre in primo piano le condizioni che predispongono le tecnologie, oltre che, e ciò è già di per sé un gran tema, le loro svariate implicazioni sociali. È abbastanza intuitivo infatti vedere come la metafora Rete, mettendo al centro del discorso delle tecnologie di interrelazione che esplorano e aiutano a configurare reti comunicative di scambio, costringa ad occuparsi delle loro ricadute sociali ma anche dei luoghi e delle modalità che originano i new media, oltre che di…

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