luciano petullà

systems and dimensions of new communication

Recensione del libro “Courting the abyss. Free Speech and the Liberal Tradition” di John Durham Peters La concezione della libertà di espressione nella tradizione liberale è il tema dell’ultimo libro di J. D. Peters, una riflessione provocatoria che appare oggi straordinariamente preziosa in un mondo infiammato dai tumulti innescati dalle “vignette blasfeme”. La considerazione critica da cui muove il suo ragionamento è che, mentre facciamo fatica a capire come l’ultima onda digitale stia modificando gli spazi pubblici “planetari”, ci troviamo ad agire quasi acriticamente sulla base di teorie ereditate da un mondo molto diverso da quello attuale, sia per i modi e le forme in cui le idee circolano che per le passioni e gli attori che vi agiscono. E tuttavia, la gran parte delle analisi e delle difese del principio della libertà di parola sembrano ignorare, o peggio, non conoscere aspetti fondamentali dell’ordine sociale, dell’animo umano o dei mass media. Chi ha avuto modo di leggere il primo libro di Peters tradotto in Italia (Parlare al vento. Storia dell’idea di comunicazione) può già immaginare la trasversalità, la varietà e la cura delle fonti, il loro aprirsi a un profondo confronto ideale che attinge al meglio del pensiero e delle…

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Recensione del libro “Communication as … Perspectives on Theory” di Gregory J. Shepherd, Jeffrey St. John, Ted Striphas Come quasi tutti abbiamo avuto modo di sperimentare, il saggio collettaneo ha sempre insito il rischio della disomogeneità. Se è lecito aspettarsi la variabilità degli stili espressivi, si rimane spesso delusi anche dal dislivello qualitativo dei vari contributi e permane netta l’impressione che alla scarsa attenzione del curatore nel selezionare o mettere un argine agli interventi si sia ovviato con l’abbondanza dell’offerta, sicuri che il lettore curioso vi trovi poi un qualche spunto interessante. Sotto questo aspetto il saggio qui presentato potrebbe candidarsi, dall’alto dei suoi 27 piccoli saggi, come caso “idealtipico”. Tuttavia, pur non scampando del tutto a questa deriva, questo insieme di agili riflessioni sulla comunicazione andrebbe giudicato secondo altri parametri visto che lo scopo dichiarato dei curatori è stato proprio quello di garantire la massima libertà sul tema. L’argomento centrale del libro, che è poi la domanda posta ad alcuni studiosi statunitensi attivi nella communication research, riguarda il modo di alimentare la ricerca dovendo scegliere tra le tante metafore quella ritenuta dal singolo autore più proficua per approfondire la comunicazione e i suoi media. L’invito è stato quello di…

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Paolo Peverini indaga la “forma breve” dell’arte di raccontare una canzone tramite le immagini: uno studio analitico e articolato pubblicato da Meltemi Nonostante i videoclip si presentino come una forma estrema di espressione filmica, a uno sguardo più attento essi si rivelano come l’occasione per riflettere su diversi aspetti della creazione e fruizione dei prodotti audiovisivi. In effetti, la prima necessità di soddisfare la curiosità circa il grande appeal che queste forme di promozione musicale suscitano, non solo ma soprattutto nel mondo giovanile, lascia presto il posto a considerazioni che coinvolgono le problematiche e i meccanismi più generali del costruire e narrare una storia o degli episodi meno articolati attraverso delle immagini in movimento. Questa (relativamente) nuova forma di testualità audiovisiva e le sue specificità mediatiche sono analizzate in lungo e in largo, con l’ausilio della semiotica, della musicologia, della sociologia dei consumi e della critica cinematografica, nel bel libro di Paolo Peverini: Il videoclip. Strategie e figure di una forma breve (Meltemi editore, pp. 188). Il saggio è sicuramente da lodare per la paziente e complessa opera con cui si è cercato di sistematizzare teoricamente un fenomeno che è, per sua natura, frammentato in stili e pratiche che sarebbe…

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Un cosa straziante e allo stesso tempo di illuminante attualità sta andando in scena sotto i nostri occhi, o meglio, dato l’argomento, davanti alle nostre orecchie. Il tema è ampiamente trattato ma poco criticamente commentato e riguarda l’imprendiscibilità del confronto tra logiche mediatiche, potere e forme di dislocamento e rappresentazione del corpo, con i loro inesorabili risvolti. E’ tempo che assistiamo in diretta all’inevitabile seppure naturale declino fisico di un uomo che ha nel mondo un ruolo speciale. Il corpo del Papa sta affrontando dignitosamente e caparbiamente la vecchiaia. E tuttavia, le sue vicissitudini sono inestricabilmente intrecciate, nel ben e nel male, con il funzionamento dei media che, per la sua particolare posizione, ha sia largamente utilizzato che bonariamente subito in quanto oggetto di continua attenzione. Il fatto è che l’assunzione di una dimensione relazionale che eccede l’ambito della presenza fisica, così normale nella modernità grazie ai mezzi di comunicazione, ridefinisce i confini corporei, che vengono per così dire espropriati della propria fisicità. Tali alterazioni o deformazioni delineano ora un corpo diverso, un corpo proteiforme e immaginifico che definiamo appunto mediale. Il suo funzionamento e le sue strategie, così efficacemente sfruttate per i più diversi fini, rispondono ora a regole…

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