luciano petullà

systems and dimensions of new communication

La “tirannia” dei contenuti e i processi di concentrazione Come luogo di premessa le prime righe non possono non contenere il riconoscimento di cosa significhi ormai la rete per una parte molto rilevante della popolazione mondiale, vale a dire un tesoro di innegabile vivacità culturale e intellettuale così come di infinita utilità, espressività e intelligenza. Detto ciò, dobbiamo trovare un momento per riflettere su come questo insieme di contenuti è fisicamente supportato e sul modo in cui queste strutture di rete vanno configurandosi per rispondere in maniera sostenibile alle sue evoluzioni. Visto la numerosità dei fattori coinvolti  e la dinamicità “ambientale”, rammentiamo che in internet tutto accade con una velocità  esponenziale, non è mai semplice delineare le tendenze, soprattutto da un punto di vista quantitativo. Ad ogni modo, sono ormai evidenti i segnali che indicano un processo di consolidamento e di passaggio a una cossiddetta seconda fase “2.0” più focalizzata sull’offerta diretta di servizi “applicativi” completi, con una gamma che copre uno spettro di utility che vanno dal divertimento al lavoro planando (grazie al cloud computing) su un utente già iper-connesso tramite reti wireless e fisse. Ma quali sono le rimodulazioni che stanno subendo le infrastrutture fisiche e le entità…

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Come assorbire le collisioni socio-culturali secondo lo psicologo sociale Fathali M. Moghaddam Ultimamente, ragionando sulla comunicazione ubiqua e globale abbiamo intersecato osservazioni e riflessioni che toccano molteplici aspetti, tra cui i fenomeni di emigrazione. Il fatto non stupisce visto che la ricchezza e la difficoltà delle analisi nel campo derivano dalla reciproca influenza dei movimenti di informazione, capitale, persone e merci . Molta parte del mondo vive nella incerta stabilizzazione, in termini di consistenza, velocità e qualità rigenerative di questi flussi e ciò apre a nuove forme di esistenza e dunque di percezione. La nuova condizione raccoglie, amplifica e, per molti versi, modifica e sviluppa il tipo di esperienze a cui la cultura delle società industrializzate ci ha iniziati più di un secolo e mezzo fa. Ricordavamo allora come spesso accade di essere nella necessità di richiamare nuovi termini per definire il senso della nostra attuale posizione, come fa, insieme ad altri, il sociologo e giornalista Joshua Meyrowitz a proposito del luogo: Così, anche se la maggior parte delle interazioni più intense continuano ad accadere in ambienti fisici specifici, esse sono ora spesso percepite come avvenissero in una arena sociale più ampia. Locale e globale co-esistono nella glocalità (2004, p….

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Le strategie di adeguamento secondo  uno studio finanziato dalla MacArthur Foundation Se dovessimo indicare il dispositivo elettronico che, oltre al cellulare, è più probabile trovare addosso a una persona che vive nelle regioni del mondo tecnologizzato, non sbaglieremmo nel rispondere un qualche piccolo dispositivo ma con un innesto USB. La diffusione e adozione di apparati quali le “chiavette di memoria” o i sofisticati player audio/video per mantenere e trasportare programmi/file o le amate playlist personali seguono l’incredibile sviluppo della micro-circuitistica e l’affermazione dello standard di interfaccia Universal Serial Bus. Il sistema di presa-spina USB  sembra sia riuscito a mantenere la promessa sbandierata nel suo nome e, in versione normale o mini, lo troviamo presente in quasi tutti i dispositivi elettronici che vogliono agevolare la inter-connessione digitale in una facile logica “plug ‘n play”. E così, dati e programmi utilizzati in ambiti e attività diverse, prodotti e sorgenti per progetti personali, si saldano in mobilità a tutto il resto del nostro patrimonio di intelligenza e sensibilità, interpenetrandoci all’hardware e software delle macchine computerizzate distribuite nei luoghi delle nostre vite. L’USB come metafora Il sistema USB è diventato infine una metafora per indicare la crescente e forte ibridazione tra universi che consideravamo…

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 L’inevitabile ri-generazione dell’idea di umano Ogni forma di delega per sua natura implica che si crei una certa distanza tra le aspettative  della volontà originante e i risultati ottenuti dal de-legato che, persona o  sistema, può peraltro contrassegnare caratteristicamente con le proprie virtù o mancanze la fase attuativa. In generale, delegare a qualcuno o a qualcosa il controllo o l’adempimento di volontà, azioni o piani rientra in un modo di pensare e di comportarsi tipico delle persone appartenenti a società complesse ed estese che, come descritto tra gli altri dal sociologo Anthony Giddens, hanno la necessità di stabilire rapporti di fiducia con un insieme innumerevole di “sistemi esperti” per poter vivere e svolgere le loro attività. Fondamentalmente, tutto ciò è parte di quella strategia  di “riduzione della complessità” caratteristica della vita e degli ambienti biologici e sociali (Nicklas Luhmann). Tuttavia, vi è un campo  che negli ultimi tempi  sembra giustamente irriducibilmente refrattario a ogni tentativo di riduzionismo problematico e, ancora di più, di delega normativa, se non appunto, al prezzo di riconoscere il valore di un meccanismo che sappia prevedere le “impasse” non governabili per scioglierle (infine) in favore della volontà originante. Questa forte resistenza è perfettamente legittima quando in ballo…

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