luciano petullà

systems and dimensions of new communication

Socialità dell’IT e luoghi comuni Un po’ prima dell’inizio di questa estate è accaduto un evento curioso intorno al telefono più famoso al mondo, o meglio, alla sua ultima versione. Il celeberrimo iPhone versione 4 della Apple è stato presentato dal capo azienda Steve Jobs  a giugno del 2010. Come al solito l’esibizione è  stata molto seguita anche se, questa volta, screziata da alcuni inconvenienti. Già durante l’appuntamento, presenti in sala un folto gruppo di giornalisti collegati online con le rispettive testate o direttamente ai loro blog, si sono verificate delle situazioni mediaticamente spiacevoli. Essendo un telefono-computer la dimostrazione verteva per lo più sulle caratteristiche di scambio dati e sul funzionamento di applicazioni complesse che richiedevano una buona capacità di connessione rete. Invece, i canali wi-fi erano così intasati che Jobs, per andare avanti, ha chiesto cortesemente (scusandosi) ai presenti in sala di evitare di connettersi. Si sa, le demo sono sempre a forte rischio di figuraccia ma nel caso dell’iPhone 4 il problema più rilevante si è manifestato a presentazione conclusa. La sorpresa mancina Circa un mese più tardi, alcuni utenti, soprattutto mancini, iniziano a denunciare la perdita improvvisa del contatto vocale mentre si sta conversando. Immediatamente, è questo…

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Sulla superficialità o profondità delle culture pop Ogni volta che avviene un grande cambiamento  o che particolari innovazioni  nelle forme della comunicazione attecchiscono velocemente (storicamente parlando) in ampi strati della popolazione, ecco aumentare la probabilità di imbattersi in un dibattito sui suoi effetti deleteri, con conseguente apertura (a cascata) di interventi pro o contro. Come ebbe a indicare mirabilmente Umberto Eco in un saggio dedicato alla cultura popolare nel 1964, il tutto rientra nella logica  consolidata  che vede contrapporsi apocalittici e integrati.  Da una parte vi è chi interpreta i nuovi usi e pratiche come l’avanzata dei “barbari”, dall’altra chi li accoglie come segnali e prove di vie alternative efficaci e più espressive nei confronti di problematiche altrimenti irrisolvibili così come di sensibilità soppresse. Sovente lo scontro riesce a conquistare finanche le prime pagine dei giornali coinvolgendo personalità eterogenee che hanno però il limite di doversi esprimere su processi complessi in poche battute. E’  accaduto ultimamente in Italia, con «il Sole 24 Ore», ma anche negli Stati Uniti e Inghilterra, con il «New York Times», il «Wall Street Journal» e il «Guardian». In quest’ultimo caso, guidati da quel senso pragmatico che contraddistingue particolarmente la cultura anglo-americana, i termini del confronto si…

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I giornali nella tempesta digitale In una deliziosa intervista sul futuro dei giornali di fronte all’incalzare travolgente del mondo online e all’accesso open alle informazioni il giornalista Piero Ottone ci offre alcune  interessanti riflessioni dall’alto di una esperienza ultra decennale. Il suo invito è quello di guardare avanti e, allo stesso tempo, indietro. Più precisamente, al 1850. In quel periodo il telegrafo mise così tanto in allarme l’universo giornalistico, prefigurando gli stessi scenari apocalittici attuali, che ci possiamo permettere di chiamare il freschissimo iPad della Apple — il nuovo e atteso tablet, simbolo della tendenza ad acquisire, distribuire o leggere libri e quotidiani in formato digitale su ogni genere di apparati dotati di schermo video — il “telegrafo prêt à porter” (2010). A parte un’inesattezza — il telegrafo in quel periodo era con e non senza fili, cosa per cui dovremo attendere la fine del secolo grazie alla sua estensione sulle onde radio “marconiane” — il  parallelo è pregevole perché ha la capacità di trattare la tecnologia senza particolari paraocchi, riannodandola a tutti i processi con cui (da tempo) sa incardinarci. Il telegrafo non fu la fine del giornalismo ma anzi l’inizio dell’informazione e del giornalismo moderno veicolati su carta…

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Parte 2/ Il bilanciamento della ricchezza tra rete e contenuti Come evidenziato nel precedente intervento, le scelte governative o statali hanno dunque modo di incidere su come il beneficio economico del “mercato internet” (vendere e comprare l’accesso all’informazione) si distribuisce. Attualmente sono gli ISP ad accusare uno scarso ritorno sugli investimenti, mentre i fornitori di contenuti — non tutti ma sicuramente quelli che sono diventati grandi player — vivono una condizione migliore. Scegliendo di alleggerire i principi della neutralità della rete gli ISP potrebbero far pagare differentemente i fornitori di contenuto per gli accessi instaurando un controllo sui contenuti veicolati così da gestire una adeguata policy sui flussi di traffico. Ma ciò, si è visto, potrebbe deprimere lo sviluppo dei contenuti in quanto la loro produzione, in un sistema di prioritizzazione su base economica dei relativi flussi penalizzerebbe i meno abbienti, mentre non si può neanche esseri sicuri  che gli investimenti sul fronte ISP crescano in quanto potrebbero prendere altre strade. In ogni caso, siamo in un orizzonte tecnologico che permetterebbe di applicare regimi più sofisticati rispetto a quello molto semplice del pagamento del solo accesso. Lo schema della tariffazione attuale e i nuovi modelli Essendo internet una rete di…

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Parte 1/ Investire nell’accesso e nei contenuti Negli ultimi tempi internet è gradualmente avanzato nelle priorità argomentative delle varie autorità nazionali che regolamentano il settore delle telecomunicazioni, fino a diventare uno degli argomenti centrali. In particolare, il dibattito è diventato molto animato negli Stati Uniti. Le ragioni sono molteplici, ma, a guardare con distacco la situazione, l’urgenza è dettata fondamentalmente da istanze economiche e dunque da motivi seri visto sia gli effetti che la rete sta determinando in molti campi, sia il massiccio livello di investimenti richiesti da un settore che segue logiche infrastrutturali ed economie di scala. Per essere chiari, il problema è ugualmente rilevante in ogni regione del mondo e riguarda il nuovo ruolo che internet e i servizi associati stanno assumendo a livello di sviluppo e di consumo in molteplici aree: lavoro, comunicazione, informazione, divertimento. E tuttavia, oltre a essere una nazione leader nel campo dell’ICT, il caso statunitense è interessante per la sua ideal-tipicità dato che il perno su cui ruotano generalmente tutti questi discorsi è l’economia di mercato e le sue proprietà nello stabilire le migliori condizioni di sviluppo del sistema. In effetti, rispetto ad altri paesi, e in particolare europei, le telecomunicazioni americane sono…

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