luciano petullà

systems and dimensions of new communication

In internet tutti sanno che puoi  essere un cane Ne è passato di tempo, socialmente e tecnologicamente parlando, da quando una vignetta sul New Yorker (1993) disegnata da Peter Steiner riassumeva ingegnosamente tanto le potenzialità che i rischi delle interazioni in rete, diventando così un meme sulla condizione di anonimità degli utenti connessi online. La frase “nessuno sa che sei un cane in internet” proferita da un cane al suo collega poteva essere interpretata almeno in un doppio senso. Da una parte come stato democratico di liberazione relazionale rispetto ai condizionamenti materiali – classe, genere, esteriorità corporea, età…. e qui addirittura specie –, una idealizzazione delle relazioni puramente discorsive che, pensando alla inclusione degli animali, appariva meno radicale del sogno della intelligenza artificiale di Alain Touring, che voleva allargare la partecipazione anche a entità parlanti costruite artificialmente. Dall’altra parte, la vignetta si presentava come monito a valutare la “qualità” dei contatti online, che fornisce a chiunque libertà di impostura. L’attuale orizzonte dominato dagli account social e dall’ostentazioni quasi obbligate di immagini personali (ma con concessione di ritocchi estetici preventivi) parrebbe aver calmierato parte dell’ansia. Il “fake”, invece, è forse diventato più insidioso essendosi spostato sui contenuti, e comunque ora è…

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