luciano petullà

systems and dimensions of new communication

Da Lollipop agli oggetti incantati Nonostante risulti alquanto sfuggente, e per questo forse altrettanto affascinante, con il lancio dell’iPhone nel 2007 anche chi si occupa di tecnologie della comunicazione si è trovato (giocoforza) a trattare il tema del design. Nel frattempo, grazie all’esplosione centrifuga dei media digitali nella vita sociale e personale e al moltiplicarsi delle interfacce digitali adoperate, l’argomento è diventato (industrialmente) materia sensibile in termini di differenziazione e capacità attrattiva per rincorrere o anche anticipare i desideri e le necessità  delle persone. Nei fatti, vi è oggi un maggiore stimolo a riflettere sui cambiamenti che le elaborazioni del design digitale ci propongono, partendo anche, come nel nostro caso, da indizi secondari ma significativi nel segnalare quanto velocemente e (quasi) inconsapevolmente, varcando quotidianamente e per centinaia di volte questi portali, ci abituiamo ad abitare e cambiare le nostre realtà esistenziali e sociali. In realtà, ha buon gioco chi, rammentando i classici spazi umani dell’abitare — casa, lavoro e luoghi pubblici —, parla ormai degli schermi dei dispositivi mobili come del vero terzo spazio in perenne occupazione. Insomma, è veramente difficile trovare cesure spaziali o attività che ci allontanano da un qualche terminale digitale. Volendo dare un quadro d’insieme, è giusto pensare al design digitale come parte…

Read More

Il ventre molle di internet In un intervento appassionato e molto pubblicizzato, Ethan Zuckerman, intellettuale, giornalista e attivista digitale di successo, attualmente direttore del MIT Center for Civic Media, si è proclamato profondamente dispiaciuto di essere stato tra i primi supporter di quello che definisce  il “peccato originale di internet”, ovvero lo sfruttamento della pubblicità come modello di business per avviare e mantenere dei servizi online. Pur agendo in parallelo a molte altre persone e gruppi di interesse, una colpa precisa Zuckerman ha ragione di imputarsela essendo all’epoca (1995) l’ideatore  dell’odiosa tecnica del pop-up pubblicitario, ovvero quelle pagine web piene di consigli degli acquisiti che esplodono improvvisamente, frapponendosi (caoticamente) ai contenuti ricercati nei tragitti delle nostre navigazioni, spesso vere e proprie trappole in cui rimanere nervosamente impigliati durante i vani tentativi di disincagliamento. Il mea culpa del giornalista non è però rivolto contro la comunicazione pubblicitaria, piuttosto alla conseguenza del suo utilizzo come fonte di guadagno primaria per i servizi più popolari, che porta inevitabilmente alla implementazione e uso di tecniche tendenti a sorvegliare le attività degli utenti connessi. Nonostante si possa provare a ingegnarsi con sistemi di remunerazione diversi, la pubblicità è il driver più facile con cui gli imprenditori internettiani ancora…

Read More

Emergenza occupazionale e technological unemployment I cambiamenti sociali ed economici sono una costante dell’epoca moderna che, fin dalla metà del Settecento, ha visto il susseguirsi di innovazioni spesso così radicali da essere definite rivoluzioni per le pesanti ricadute che hanno rappresentato per la vita delle persone in termini di riadattamento esistenziale. Uno dei temi che si ripresenta ciclicamente nei periodi caratterizzati da una crisi rilevante nei modelli di produzione e consumo è il lavoro nel suo problematico rapporto con le innovazioni tecnologiche, un fenomeno tendenzialmente ineludibile che l’economista  statunitense John Maynard Keynes  contrassegnò nel 1930  con la definizione di technological unemployment. L’argomento alimenta ovviamente un dibattio caldo che ripropone normalmente la dicotomia tra chi,  nell’inevitabilità delle dinamiche competitive industriali e commerciali, considera la tecnologia salvatrice nella sua capacità di creare sempre realtà/attività nuove e chi, invece, le assegna un ruolo prevalentemente nefasto per quasi ogni genere di occupazione. Ultimamente, alla luce di una persistente crisi economica e al declino e ristrutturazione di molte attività, soprattutto sotto la spinta delle tecnologie digitali incorporate (quasi) in ogni oggetto e interconnesse in rete, la questione sta assumendo un’importanza centrale. O, per dirla in altro modo, cresce la sollecitazione perché, alla luce dei nuovi paradigmi energetici e…

Read More

A volte, sviluppi e analisi si riconnettono, viaggiando attraverso le stesse metafore in cui, nel frattempo, le nostre esistenze (profondamente) si dispiegano …                 Riferimenti Gruman, G., 2014, “Welcome to the next tech revolution: Liquid computing”, in Infoworld.com, July 15, 2014. Petullà, L., 2008, Media e computer liquidi, Milano, Lampi di Stampa.

Read More

danah boyd e le sue sonde adoloscenziali Indagare il contesto socioculturale in cui le tecnologie della comunicazione sono situate è il marchio distintivo della poliedrica ricercatrice sociale danah boyd, essa stessa nativa digitale, accademica e professionista — attualmente Principal Researcher presso Microsoft. Conseguentemente, i suoi lavori sono difficilmente riassumibili attraverso semplici slogan. Nel caso della sua ultima fatica, approdo di una lunga serie di ricerche sulla socialità dei giovani mediata dal digitale, l’avviso ci arriva fin dal titolo. It’s Complicated: The Social Lives of Networked Teens può essere in effetti interpretato in due sensi: la difficoltà di comprendere gli usi sociali dei media rimanendo nei termini di un destino determinato dai soli aspetti tecnologici e la difficoltà a rapportarsi, tra opportunità e sfide, ai nuovi ambienti di interazione digitale da parte delle persone. Pur centrato sui giovani, l’autrice vede gli adolescenti solo come caso ideal-tipico poiché, se nel versante opportunità essi sono facilitati nel maneggiare/navigare i media, sul versante delle sfide scontano la debolezza insita nel loro stato transitivo di crescita e di scarso potere sociale. Ad una narrativa tesa a dipingere gli adolescenti come esseri sociali altamente agevolati dalle tecnologie digitali fa così  da controcanto il reale e problematico travaglio delle loro…

Read More

Limiti, imprese e responsabilità dei software culturali Una recente campagna pubblicitaria promossa dalle Nazioni Unite — creata per attirare l’attenzione sulla prevalenza nel mondo delle opinioni sessiste e discriminatorie riguardo al genere femminile — è stata ideata sulle funzioni di ricerca di Google. Più precisamente, essa ha sfruttato il motore introducendo un accenno di parole del tipo “women should …” per mostrare poi i suggerimenti offerti  dalla funzione predittiva per ultimare i termini della ricerca. L’algoritmo, che dovrebbe tenere conto sia delle ricerche più frequenti fatte dall’utenza sia delle combinazioni testuali riconosciute in quell’oceano di contenuti raccolti sulla rete, ha così portato alla superficie quanto di stereotipato sul tema possa circolare. Nelle immagini della campagna le risposte diventano allora una sorta di bavaglio che silenzia la vera voce e personalità delle donne. Il successo della iniziativa (credits: Memac Ogilvy & Mather Dubai) nel rivelare i pregiudizi in maniera così incisiva e stridentemente attuale, in considerazione della nostra condizione post-moderna che si suppone così potentemente supportata in termini di tecnologie del pensiero, si può misurare con il dibattito aperto su twitter seguendo l’hashtag: #womenshould, ma anche dalle successive imitazioni, come quella sul razzismo con l’iniziativa australiana Racism. It Stops With Me. Sull’importanza…

Read More

Il corpo dell’avatar Strana e affascinante storia quella della premiazione attribuita dal recente Festival del Cinema di Roma a Scarlett Johansson,  considerata  migliore attrice per aver prestato la sua voce, nel film Her del regista Spike Jonze, al nuovo sistema operativo di un conputer. Esso (lei, Samantha)  presenta nuove caratteristiche cognitive, intuitive e autoapprendenti che gli consentono di entrare in una relazione amorosa con il protagonista. Si è fatta molta ironia sulla faccenda partendo dal fatto che proprio in Italia non sentiremo mai la sua “presenza” attoriale essendo noto che da noi vige la rigida pratica di doppiare i film. Tra l’altro, la Johansson, ma anche molti altri vincitori, non si sono fatti vedere alla premiazione se non attraverso messaggi video. Insomma, ormai è assodato: siamo abituati a incontrarci in una natura mista di presenza online e offline, in questo caso molto più di prima specie. Il cinema, grazie alla sua fondante sensibilità per le forme fantasmatiche, tramite cui riesce a riprodurre il “massimo di realtà” (Alberto Abruzzese), si prende dunque l’incombenza di certificarlo. Per inciso, l’attrice una puntatina fisica preventiva al Festival l’ha fatta, ma pare trascinata in  un’operazione “ruffiana” utile a rianimare il livello delle ambizioni di un festival…

Read More

Dalla crisi del controllo alla svolta dell’iper-controllo Una delle tesi più interessanti sulle tecniche di marketing e della pubblicità ci spiega come la loro nascita scaturisca dalla reazione ad uno stato avanzante di crisi di controllo. La forte spinta industriale dell’Ottocento potenziò enormemente una capacità produttiva che, improvvisamente, si trovò nelle condizione di dover/poter allargare il raggio della vendita, espandendo gli orizzonti del mercato e del consumo. Il marketing e l’advertising si posero il problema di studiare ed elaborare se e come far incontrare/collimare gli interessi ormai “diffusi” di produttori e consumatori. A distanza di secoli possiamo dire che il marketing ha guadagnato stima e dignità riguardo al compito originario. Sull’efficacia della pubblicità, invece, i pareri sono meno concordi se ancora oggi vediamo come continui ad imperare il detto “spray and pray”. Le chance di scrollarsi di dosso questo eterno scetticismo sull’effettiva capacità di agganciare con cognizione e tempismo le puntuali esigenze della potenziale utenza sono però di molto aumentate con la diffusione e utilizzazione degli strumenti e della comunicazione online. All’inizio di questa riflessione una premessa va fatta su ciò che abbiamo nel frattempo sperimentato; dove vi è la possibilità di trovare persone o ambienti/eventi polarizzanti un’umana attenzione, vi…

Read More

L’incubo delle gabbie e il lievito delle contraddizioni Per i paesi collocati geograficamente e culturalmente nella regione occidentale del mondo  il mese di agosto è notoriamente un periodo in cui i pensieri per le vacanze, nella loro effettiva possibilità di concretizzazione — quindi di frustrazione o soddisfazione — possono favorire sentimenti controversi ma quasi tutti portatori di distrazione. Non conosciamo le effettive ragioni, ma potremmo anche pensare che sia questa la ragione che ha favorito il brutto incidente in cui è incappato Google, uno dei  pilastri fondamentali di internet — scherzosamente, qualcuno ha imputato il fatto alla decisione della stessa di non permettere più ai propri dipendenti di utilizzare il 20% del tempo di lavoro per progetti che esulano dai compiti specificamente assegnati…). Per la prima volta dopo molti anni — ma ora Google ha veramente un ruolo molto più centrale nella Rete — tutti i servizi dell’azienda sono venuti a mancare comportando un blackout di 11 minuti, in Europa dalle 1:37alle 1:48 AM del giorno 17/8/2013. La cosa impressionante è che il traffico globale di internet, secondo la ricostruzione di alcuni analisti, è contemporaneamente sceso di oltre il 40%!! Dunque, un evento enorme. “Come utenti siamo abituati a confidare…

Read More

Teorie e pratiche di un concepimento Il mondo tutto sta festeggiando i 10 anni del telefono che funziona tramite internet. Anche se la storia della telefonia e della videotelefonia sulla Rete non coincide certo con quella di Skype, è innegabile che nella pratica del consumo  sia Skype il sinonimo di chat video/telefonica per la maggior parte delle persone al mondo – fatto facilmente riconosciuto anche da chi è emigrato su altre piattaforme. In realtà, il concepimento vero così come il lancio di software similari ma meno “fortunati” lo precedono di molti anni, quasi una decade, ed è parte di un sommovimento molto profondo e ampio che produrrà tutte le conseguenze che stiamo esperendo per l’intera filiera delle vecchie e nuove tele-comunicazioni. Da questo punto di vista è molto giusto ricordare con tanta enfasi l’avvento del telefono internettiano. Tra le iniziative che vogliono evidenziare l’avvenimento, mi piace segnalare quella del giornale inglese The Guardian che ha aperto sulla sua pagina di giornale online e su twitter (#skypestories) dei canali per ricevere sintetici feedback sul valore o l’uso di questo medium per le persone. Il flusso dei commenti e la varietà di storie, attività, usi, nazionalità degli utenti, così come critiche alle…

Read More