Interflows Sistemi e dimensioni della nuova comunicazione 


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Incontro 43a  Edizione della Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro


Dal "Daily Pesaro Film Festival 28 giugno 2007"

MOBILE FRAME


Un incontro con Luciano Petullà e Davide Borrelli, autori del libro II Videofonino. Genesi e orizzonti del telefono con le immagini (Meltemi, 2007) spiega la presenza della sezione Concorso Video “L’attimo fuggente” nella 43a Edizione della Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro e consacra, proprio con la presenza del libro in un festival cinematografico, l’integrazione mediale come nuova strategia di pubblicità.
 
VIDEO SPACE
L’idea del libro nasce dall’interesse professionale per le nuove tecnologie e dall’osservazione del legame che si crea con le società in cui nascono, crescono e si sviluppano. «Dal problema della visibilità, sentita più dagli operatori delle telecomunicazioni e dal ritmo martellante del loro marketing, che non dagli utenti stessi», dice Luciano Petullà, dal dato, ormai oggettivo e aggettivabile, che le aziende di comunicazione stanno spingendo molto più sulla vi-deofonia che non sulla radiofonia. I dati parlano chiaro: la quantità di traffico generata da YouTube quest’anno è pari a quella di Internet sei anni fa (un successo che ricorda gli inizi del XX secolo quando un terzo della popolazione newyorkese si riversava nelle sale cinematografiche). Nonostante sia una tecnologia relativamente recente, «il rapporto tra telefonino e immagine a distanza, almeno da un punto di vista di letteratura scientifica e di fiction, ha richiami molto più antichi», continua Petullà, «ad esempio nelle immagini del telefonoscopio di Albert Robida nel suo Ventunesimo secolo (1883), o nel fonotelefono del racconto di Jules Verne La giornata di un giornalista americano (1889)». Lo stesso Kubrick ragiona sul videofonino, che compare come “picturephone” nel film 2001: Odissea nello spazio, dove ne vengono colte, però, le sfumature negative, quelle di una tecnologia disumana e disumanizzante.
La tecnologia videofonica è, quindi, una tecnologia vecchia, quasi perdente perché accettata, non accolta. Nonostante le promesse iniziali del “un giorno sarai una star”, è prevalsa per un certo periodo la riservatezza dell’utente, la ritrosità nel gettare in pasto alla sfera pubblica la propria immagine privata. «Oggi la tecnologia videofonica è, forse, una riproposizione per sperimentare di nuovo certi incontri relazionali a distanza in quegli spazi che chiamiamo cyber space» (L.P). 0 video space?
 
IMMAGINAZIONE TRANSITIVA
L’attimo fuggente. Il frammento – frame – colto al volo. Da un clic. Quello del telefonino, quello dell’e-sperienza immediata o non mediata del singolo, libera da controlli, ricca di emozioni. Esperienziale e circostanziale, cartolina partecipativa ed evocativa, in movimento come contenuto e come forma. «Quelle che appaiono sullo schermo non sono immagini riproduttive, ma immagini attive che producono azioni, stabilendo connessioni operative (simboli) tra ordini diversi della realtà, tra la presenza e l’assenza, tra il vicino e il lontano, tra il sensibile e il soprasensibile...» (Davide Borrelli). Lo sguardo privato diventa pubblico. Visibile come notizia, invisibile nella genesi.
Visibile agli occhi di tutti, eppure dislocato, nascosto. L’identità del “dove sei?” si sostituisce a quella del “chi sei?”. Una scena che si gira tra le quinte del re-troscena, e viceversa. Un rapporto che si instaura tra «faccia e anima, tra l’esteriorità dei fenomeni e l’interiorità del loro senso (...). Il videofonino distanzia da sé la propria faccia e la porta lontano come se fosse una specie di avatar. Cosi, faccia e anima ten-dono a disaggregarsi, a differenziarsi e ad autonomizzarsi l’una dall’altra». Per questo il telefonino può considerasi di diritto «o-scena, nel senso etimologico del termine, ovvero mette in scena ciò che tradizionalmente era relegato nell’ambito del fuori scena, ciò che era sottratto alla sfera della visibilità colletti-va socialmente accettata» (D.B.). E in-fame, fuori fama, lontano dalla visibilità della notizia pubblica. Questo, almeno, il modo in cui viene etichettato dai vecchi media, che funzionano da gatekeepers, detentori del controllo dell’informazione, giudici di ciò che deve e non deve essere detto. Mentre il videofonino allestisce la scena informativa direttamente dalle persone, «offre la possibilità di osservare in statu nascenti, tutte quegli interessi, soggettività, rappresentazioni sociali e proiezioni immaginarie che sono in gioco nella formazione del relativo quadro di riferimento socio-tecnico» (D.B.).
Il singolo diventa creatore blasfemo di una realtà divina perché plasmata dall’occhio che si cela dietro un rettangolo, detentore di un quarto punto, quello del tempo labile, mobile. Mobile film. Mobile Frame. 0 “attimo fuggente”.
 
Valeria de Rubeis
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