luciano petullà

systems and dimensions of new communication

Retoriche ed ebbrezza degli effetti In continuità con gli ultimi contributi, tratteremo qui il tema della velocità prendendo in considerazione una sua ultima declinazione diventata a noi particolarmente cara, la velocità di accesso alle reti di telecomunicazioni. Considerata da tempo obiettivo primario per lo sviluppo economico e sociale in quasi tutte le nazioni del mondo — garanzia di una fluida e costante connettività tra persone/ambienti digitalmente attrezzati — possiamo affermare che questa nuova condizione tecnologica si sta rivelando, usando la definizione con cui l’antropologo ed economista Karl Polanyi descriveva la connaturalità a fondere le nostre esistenze con le moderne infrastrutture tecnologiche (1944), una “realtà inesorabile”. Al riguardo, ci permettiamo  di ordire una piccola premessa. Quando sentiamo discettare di velocità d’accesso siamo istintivamente portati a pensare che sia, fondamentalmente, un problema più tecnico, importante ma poco affascinante. Anzi, per dirla tutta, abbastanza noioso. In effetti, l’ampiezza dello spettro tematico che dovrebbe interessare le forme e i media della comunicazione, proprio alla luce della scarsa comprensione della nostra plasticità fisica e psichica e delle attrattive culturali della modernità, risulta essere un problema che attanaglia anche i cosiddetti ambiti scientifici. Nonostante le continue prove degli effetti trasversali e profondi che le nuove condizioni…

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La cultura del real-time Parte 3/ La condizione d’immediatezza A questo punto non manca di riaffacciarsi  un’antica e ricorrente questione mediale e, con essa, il bisogno di diradare gli associati e fallaci pregiudizi  morali. La telepresenza – che può essere compresa nei termini della possibilità, e sempre più per molti, della preferenza, “di tenersi in contatto” senza in realtà, letteralmente, essere in contatto – non dovrebbe essere considerata come una condizione del tutto deficitaria. Con ciò voglio dire che la telepresenza deve essere compresa come un modo esistenziale distintivo di presenza, che esiste insieme alle relazioni dirette e incarnate di presenza, ma che non è da ritenersi o valutare in termini negativi in quanto giudicabile solo rispetto a un modo esistenziale “ben definito” di dover essere presenti anche con il corpo (p. 111). Gli esempi di pregiudizi sulle nuove possibilità di contatto ottenute su basi tecnologiche sono innumerevoli. Le critiche a una condizione di vita immersa nei flussi di contatti istantanei che portano le persone a stare inevitabilmente nello stato di impazienza le troviamo già nel racconto di E. M. Foster The Machine Stops pubblicato nel 1909. Tuttavia, rammenta Tomlinson, prima che si creassero queste condizioni vi era una certa…

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La cultura del real-time Parte 2/ La telemediatizzazione Ad un certo punto della sua analisi del nuovo contesto legato alla condizione di immediatezza, John Tomlinson sembra vivere un certo disagio. Si accorge di dover documentare un passaggio importante nell’esperire umano che potrebbe esporlo a possibili critiche, quelle che, nella nostra introduzione, dicevamo riservate in genere ai mediologi per la loro insistenza (fissazione) riguardo alla centralità dei media per aspetti fondamentali della vita delle persone. Tra i molti fattori da considerare nel passaggio da una cultura della velocità ad una dell’immediatezza, la telemediatizzazione è il più rilevante. Con “telemediatizzazione” — un termine poco elegante ma relativamente preciso — intendo la crescente implicazione delle comunicazioni elettroniche e dei sistemi dei media nella costituzione dell’esperienza quotidiana. Le attività di telemediatizzazione — guardare la televisione, scrivere da tastiere, navigare nei menù degli schermi di computer, cliccare, pigiare tasti, parlare e mandare messaggi con il telefono cellulare, inserire codice PIN e condurre transazioni tramite tastiere — possono essere considerate come pratiche culturali e modi univoci nel presentare l’esperienza alla coscienza. Esse occupano uno spazio nei flussi quotidiani dell’esperienza all’interno del mondo di vita dell’individuo che è distinto e tuttavia integrato con le interazioni faccia-a-faccia della…

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La cultura del real-time Parte 1/ L’ideologia della velocità In questi ultimi anni abbiamo letto e assistito a sviscerate discussioni sui cambiamenti apportati alla nostra mente dagli strumenti digitali e dalla Rete, soprattutto dopo la loro definitiva affermazione e diffusione conseguente al popolamento delle grandi reti dei social network. Commentando le molte riflessioni sul tema all’interno del suo ultimo lavoro Ossessioni collettive, l’indomabile teorico e critico dei media Geert Lovink lamenta come sia facile che questo genere di analisi manchino di studiare le molteplici logiche culturali meno ovvie – il tempo reale, il linkare opposto al “mi piace”, l’ascesa dei web nazionali [ …e non riescano a dare…] risalto a quegli aspetti quotidiani nell’uso di internet che spesso passano inosservati […trascurando così di evidenziare quelle caratteristiche grazie a cui può infondersi la…] vita all’interno del mondo tecnologico (2012, p. 77). Stiamo accorgendoci, evidentemente,  dello scarto qualitativo che si sta creando tra le analisi e teorie che provano a spiegare i nuovi sviluppi mediali e le pratiche adottate da una crescente moltitudine umana. Una distanza difficile da colmare, come afferma il mediologo Alberto Abruzzese, se si continuano a studiare i media con “strumentazioni” e approcci concettuali inadeguati. Ad esempio, non si…

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