luciano petullà

systems and dimensions of new communication

Promesse e incubi dell’autoveicolo autonomo In un mondo in continuo scombussolamento il tema del driverless automotive appare esageratamente supponente nel suo obiettivo di automatizzare completamente la guida degli autoveicoli facendo a meno di un autista umano. La pretesa è quella di dare vita ad auto capaci di dominare tutti gli eventi a contorno e raggiungere mete prestabilite con il solo impegno di comunicarle. Saliremo in macchina e non dovremo preoccuparci se non di rilassarci e impegnarci in qualche modo, sicuri di essere comunque trasportati laddove desideriamo, chiusi in un bozzolo che realizza sia una forma meccanizzata di teletrasporto che l’immunizzazione alle contaminazioni empatiche degli accadimenti. Non so quante siano o dove possano trovarsi corsie stradali così predisposte o predisponibili a combinarsi per operare in questo servizio in modalità end-to-end. Se dovessi avanzare un’ipotesi, allertato anche dalla continua procrastinazione delle date di lancio effettivo del prodotto/servizio, direi che all’industria automobilistica più che il fine interessino gli stimoli e le ricadute che il percorso del progetto comunque comporta. Pensando alla capacità del settore di mobilitare enormi capitali e alla necessità di doversi rilanciare attraverso sfide esagerate, sulla strategia si potrebbe anche concordare. In fondo, cosa rimane attualmente del fascino automobilistico o della…

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Il sex appeal dei cyborg  Nel pensare il rapporto tra uomo e tecnologia ricorriamo spesso a immagini e paragoni che vorremmo esemplificassero meglio la difficoltà a intenderli come mondi nettamente separabili. Capita pure, all’interno di uno stesso ragionamento, di dover modulare i paralleli in un crescendo di esempi perché i confini per una possibile divisione funzionale o materiale diventano sempre più indefinibili in ragione della natura coevolutiva — biologica, psicologica, sensoriale e sociale — di ogni essere umano con ogni tipo di presenza che abita gli ambienti da lui stesso abitati. Per fare un esempio, nell’interessante libro L’anima delle macchine l’esperto di robotica Paolo Gallina esemplifica questa fusione partendo dall’immagine di una chiocciola che vive saldamente attaccata al suo guscio, per passare poi a una zattera esistenziale su cui appoggiamo e incorporiamo, durante il nostro viaggio terreno, tutta quella panoplia di oggetti, strumenti, esperienze ed emozioni che ci rende allo stesso tempo unici e solidali con il resto del consorzio partecipato (umano, animale, ambientale). E chiude infine con le immagini più vive e interattive proposte nell’ambito della filmografia attraverso personaggi che mostrano i poteri dati dalla interpenetrazione della vita discendente dal carbonio con la vita che evolve dal silicio — sulla scia dei tumultuosi sviluppi tecnologici di questi ultimi…

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Emergenza occupazionale e technological unemployment I cambiamenti sociali ed economici sono una costante dell’epoca moderna che, fin dalla metà del Settecento, ha visto il susseguirsi di innovazioni spesso così radicali da essere definite rivoluzioni per le pesanti ricadute che hanno rappresentato per la vita delle persone in termini di riadattamento esistenziale. Uno dei temi che si ripresenta ciclicamente nei periodi caratterizzati da una crisi rilevante nei modelli di produzione e consumo è il lavoro nel suo problematico rapporto con le innovazioni tecnologiche, un fenomeno tendenzialmente ineludibile che l’economista  statunitense John Maynard Keynes  contrassegnò nel 1930  con la definizione di technological unemployment. L’argomento alimenta ovviamente un dibattio caldo che ripropone normalmente la dicotomia tra chi,  nell’inevitabilità delle dinamiche competitive industriali e commerciali, considera la tecnologia salvatrice nella sua capacità di creare sempre realtà/attività nuove e chi, invece, le assegna un ruolo prevalentemente nefasto per quasi ogni genere di occupazione. Ultimamente, alla luce di una persistente crisi economica e al declino e ristrutturazione di molte attività, soprattutto sotto la spinta delle tecnologie digitali incorporate (quasi) in ogni oggetto e interconnesse in rete, la questione sta assumendo un’importanza centrale. O, per dirla in altro modo, cresce la sollecitazione perché, alla luce dei nuovi paradigmi energetici e…

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A volte, sviluppi e analisi si riconnettono, viaggiando attraverso le stesse metafore in cui, nel frattempo, le nostre esistenze (profondamente) si dispiegano …                 Riferimenti Gruman, G., 2014, “Welcome to the next tech revolution: Liquid computing”, in Infoworld.com, July 15, 2014. Petullà, L., 2008, Media e computer liquidi, Milano, Lampi di Stampa.

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Limiti, imprese e responsabilità dei software culturali Una recente campagna pubblicitaria promossa dalle Nazioni Unite — creata per attirare l’attenzione sulla prevalenza nel mondo delle opinioni sessiste e discriminatorie riguardo al genere femminile — è stata ideata sulle funzioni di ricerca di Google. Più precisamente, essa ha sfruttato il motore introducendo un accenno di parole del tipo “women should …” per mostrare poi i suggerimenti offerti  dalla funzione predittiva per ultimare i termini della ricerca. L’algoritmo, che dovrebbe tenere conto sia delle ricerche più frequenti fatte dall’utenza sia delle combinazioni testuali riconosciute in quell’oceano di contenuti raccolti sulla rete, ha così portato alla superficie quanto di stereotipato sul tema possa circolare. Nelle immagini della campagna le risposte diventano allora una sorta di bavaglio che silenzia la vera voce e personalità delle donne. Il successo della iniziativa (credits: Memac Ogilvy & Mather Dubai) nel rivelare i pregiudizi in maniera così incisiva e stridentemente attuale, in considerazione della nostra condizione post-moderna che si suppone così potentemente supportata in termini di tecnologie del pensiero, si può misurare con il dibattito aperto su twitter seguendo l’hashtag: #womenshould, ma anche dalle successive imitazioni, come quella sul razzismo con l’iniziativa australiana Racism. It Stops With Me. Sull’importanza…

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L’incubo delle gabbie e il lievito delle contraddizioni Per i paesi collocati geograficamente e culturalmente nella regione occidentale del mondo  il mese di agosto è notoriamente un periodo in cui i pensieri per le vacanze, nella loro effettiva possibilità di concretizzazione — quindi di frustrazione o soddisfazione — possono favorire sentimenti controversi ma quasi tutti portatori di distrazione. Non conosciamo le effettive ragioni, ma potremmo anche pensare che sia questa la ragione che ha favorito il brutto incidente in cui è incappato Google, uno dei  pilastri fondamentali di internet — scherzosamente, qualcuno ha imputato il fatto alla decisione della stessa di non permettere più ai propri dipendenti di utilizzare il 20% del tempo di lavoro per progetti che esulano dai compiti specificamente assegnati…). Per la prima volta dopo molti anni — ma ora Google ha veramente un ruolo molto più centrale nella Rete — tutti i servizi dell’azienda sono venuti a mancare comportando un blackout di 11 minuti, in Europa dalle 1:37alle 1:48 AM del giorno 17/8/2013. La cosa impressionante è che il traffico globale di internet, secondo la ricostruzione di alcuni analisti, è contemporaneamente sceso di oltre il 40%!! Dunque, un evento enorme. “Come utenti siamo abituati a confidare…

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Un pit-stop per riflettere sugli aggiornamenti del corpo tecnologico Il clamore attorno al mega sistema di spionaggio delle comunicazioni elettroniche PRISM, gestito dalla National Security Agency statunitense ai danni dei cittadini di tutto il mondo, ha sollevato (oltre a una certa dose di indignazione) un brainstorming generale. In particolare, costretti a prendere posizione i politici non-USA hanno avuto l’occasione di mostrare sulla vicenda una mesta e disarmante incredulità, una reazione in linea con lo storico ritardo con cui i delegati al potere legislativo mancano di comprendere regolarmente le dinamiche tecnologiche più “hard”. D’altro canto, il turbo-sviluppo dell’attuale ICT e il loro concatenarsi veloce con fattori economici, politici e culturali fornisce a tutti noi abbondanti alibi per arrancare. In realtà, di fronte al privilegio di poter utilizzare sistemi di comunicazione e informazione così sofisticati, l’ingenuità non dovrebbe poter annoverarsi tra le scusanti. Per inciso, attorno ai nuovi media vi è sicuramente un alone di panico morale che è lecito scansare, anche aprioristicamente, perché ormai fuori tempo. Per dire, lo storico della comunicazione John Durham Peters ha notato come vi sia un nesso profondo tra privacy e timore della disseminazione, che egli analiticamente lega alla paura dell’eros – massificazione dei contatti, pericoli…

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Critica delle nuvole Nel XX secolo l’ICT ha dato dimostrazione  di saper innescare cambiamenti in quasi ogni  settore  della società. Nel corso di questa azione e in relazione al periodo ci siamo però fatti delle idee abbastanza fumose sulle risorse e la strumentazione che  ne hanno supportato la forza. In generale, a esclusione degli specialisti del campo — e anche da quelle parti siamo stati spesso spinti  a farlo— le abbiamo immaginate in maniera imprecisa ammantandole finanche di un’aura quasi mitologica. Nel frattempo, irresistibilmente e implacabilmente,  siamo stati sempre più irretiti da queste macchine anche solo come  meri utilizzatori. In realtà, è con l’internet degli anni 2000  che le tecnologie informatiche e trasmissive hanno iniziato a coinvolgere il grande pubblico, intrufolandosi dappertutto e sollecitando il bisogno di una certa alfabetizzazione tecnica. Per essere ancora più precisi, la  democratizzazione dei computer in termini di effettiva disponibilità e manipolabilità,  se non di conoscenza approfondita, era già iniziata negli anni Ottanta per un gruppo sempre più consistente di persone grazie alla diffusione dei personal computer. La diffusione delle conoscenze e delle risorse informatiche/telecomunicative e la loro sottrazione ai centri di potere monopolistici pubblici o privati sono stati un indispensabile prerequisito per la definizione…

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La “tirannia” dei contenuti e i processi di concentrazione Come luogo di premessa le prime righe non possono non contenere il riconoscimento di cosa significhi ormai la rete per una parte molto rilevante della popolazione mondiale, vale a dire un tesoro di innegabile vivacità culturale e intellettuale così come di infinita utilità, espressività e intelligenza. Detto ciò, dobbiamo trovare un momento per riflettere su come questo insieme di contenuti è fisicamente supportato e sul modo in cui queste strutture di rete vanno configurandosi per rispondere in maniera sostenibile alle sue evoluzioni. Visto la numerosità dei fattori coinvolti  e la dinamicità “ambientale”, rammentiamo che in internet tutto accade con una velocità  esponenziale, non è mai semplice delineare le tendenze, soprattutto da un punto di vista quantitativo. Ad ogni modo, sono ormai evidenti i segnali che indicano un processo di consolidamento e di passaggio a una cossiddetta seconda fase “2.0” più focalizzata sull’offerta diretta di servizi “applicativi” completi, con una gamma che copre uno spettro di utility che vanno dal divertimento al lavoro planando (grazie al cloud computing) su un utente già iper-connesso tramite reti wireless e fisse. Ma quali sono le rimodulazioni che stanno subendo le infrastrutture fisiche e le entità…

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Il web 2.0 e lo spirito delle culture tecniche amatoriali L’evoluzione delle attuali piattaforme ICT (Information and Communication Technology) verso un’interazione utente che abbina la facilità d’uso a crescenti potenzialità nella creazione, gestione e condivisione di contenuti riguardanti le attività più varie è comunemente indicata con il termine web 2.0. La definizione, coniata nel tipico stile che annuncia l’aggiornamento di un software, descrive la seconda nuova ondata di tecnologie internet. A differenza delle precedenti, sviluppatesi durante la prima fase del web (1995-2005), gli ultimi avanzamenti esaltano maggiormente la natura dinamica, aperta, relazionale e distribuita della rete, agevolando l’inserimento negli spazi digitali di una miriade di ambienti espressivi personali e/o di gruppo che, senza soluzione di continuità tra il tempo di lavoro e di svago, si organizzano secondo le nostre logiche tipicamente sociali, oscillanti tra gli interessi specifici e una voglia più indefinita di relazioni. L’esenzione del lavoro tecnico Il fenomeno dei social network, con le sue nuove forme di aggregazione cybersociali, coinvolge ormai centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, rivelandosi una forza in continua crescita. I siti che propongono tali generi di attività hanno tra i loro punti forti la gratuità di un’offerta comprendente strumenti e risorse…

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