luciano petullà

systems and dimensions of new communication

Essere o non essere Charlie Hebdo All’indomani delle stragi parigine dell’7 e 9 gennaio 2015 è stato grande il senso di trasporto e di solidarietà verso le vittime e la nazione colpite dai terribili eventi, e, almeno in quei frangenti, si è voluto aderire senza indugi agli stessi valori simbolici che, per attività e appartenenze, i morti e feriti rappresentavano per i loro carnefici. Il conio dello slogan Je suis Charlie e la sua popolarità e adesione a livello planetario hanno voluto in fondo trasmettere sia l’impeto partecipativo che la distanza dalla bieca violenza dei terroristi – che in questo caso esercitano  richiamandosi al radicalismo islamico. Allo stesso tempo, e per il caso specifico della quasi intera decimazione della redazione di un settimanale satirico, si è voluto stroncare fortissimamente qualunque pretesa folle di poter giustificare le azioni sanguinarie come una possibile e giusta reazione alla libertà di critica, da tempo funzione cardine dei sistemi democratici, particolarmente in Francia. All’indomani delle dovute reazioni iniziali, sul tema della libertà di espressione e sui nuovi contesti mediali in cui ci stiamo abituando a vivere e operare conviene tornare più approfonditamente per provare a comprendere meglio i termini della nostra convivenza nella nuova realtà globale. In effetti, non…

Read More

Il ventre molle di internet In un intervento appassionato e molto pubblicizzato, Ethan Zuckerman, intellettuale, giornalista e attivista digitale di successo, attualmente direttore del MIT Center for Civic Media, si è proclamato profondamente dispiaciuto di essere stato tra i primi supporter di quello che definisce  il “peccato originale di internet”, ovvero lo sfruttamento della pubblicità come modello di business per avviare e mantenere dei servizi online. Pur agendo in parallelo a molte altre persone e gruppi di interesse, una colpa precisa Zuckerman ha ragione di imputarsela essendo all’epoca (1995) l’ideatore  dell’odiosa tecnica del pop-up pubblicitario, ovvero quelle pagine web piene di consigli degli acquisiti che esplodono improvvisamente, frapponendosi (caoticamente) ai contenuti ricercati nei tragitti delle nostre navigazioni, spesso vere e proprie trappole in cui rimanere nervosamente impigliati durante i vani tentativi di disincagliamento. Il mea culpa del giornalista non è però rivolto contro la comunicazione pubblicitaria, piuttosto alla conseguenza del suo utilizzo come fonte di guadagno primaria per i servizi più popolari, che porta inevitabilmente alla implementazione e uso di tecniche tendenti a sorvegliare le attività degli utenti connessi. Nonostante si possa provare a ingegnarsi con sistemi di remunerazione diversi, la pubblicità è il driver più facile con cui gli imprenditori internettiani ancora…

Read More

L’incubo delle gabbie e il lievito delle contraddizioni Per i paesi collocati geograficamente e culturalmente nella regione occidentale del mondo  il mese di agosto è notoriamente un periodo in cui i pensieri per le vacanze, nella loro effettiva possibilità di concretizzazione — quindi di frustrazione o soddisfazione — possono favorire sentimenti controversi ma quasi tutti portatori di distrazione. Non conosciamo le effettive ragioni, ma potremmo anche pensare che sia questa la ragione che ha favorito il brutto incidente in cui è incappato Google, uno dei  pilastri fondamentali di internet — scherzosamente, qualcuno ha imputato il fatto alla decisione della stessa di non permettere più ai propri dipendenti di utilizzare il 20% del tempo di lavoro per progetti che esulano dai compiti specificamente assegnati…). Per la prima volta dopo molti anni — ma ora Google ha veramente un ruolo molto più centrale nella Rete — tutti i servizi dell’azienda sono venuti a mancare comportando un blackout di 11 minuti, in Europa dalle 1:37alle 1:48 AM del giorno 17/8/2013. La cosa impressionante è che il traffico globale di internet, secondo la ricostruzione di alcuni analisti, è contemporaneamente sceso di oltre il 40%!! Dunque, un evento enorme. “Come utenti siamo abituati a confidare…

Read More

Su crisi settoriali e insidie del diritto Nonostante la consapevolezza di avere sempre da guadagnare nel ragionare anche in termini prospettici – di conoscere le cose e vederle as a big picture –, spesso soffriamo la mancanza o la non facile reperibilità di analisi appropriate. Assorbiti dagli impegni, fiaccati nelle forze o distratti dall’iper-attivismo di una contro-informazione interessata, rimaniamo  alla mercé delle correnti mainstream, ancorati a idee molto parziali e deboli per supportare/contestare azioni e decisioni che confinano la nostra agibilità mediale. In realtà, soprattutto con il decollo e adozione di internet nella vita delle singole persone, siamo continuamente sollecitati da parte dei vari policy-maker – a loro volta smossi direttamente o indirettamente dalle azioni o lagnanze settoriali – a prendere posizione su argomenti quali la pirateria dei contenuti mediali e il contrasto a pratiche che distruggono valore e lavoro nelle industrie culturali e di telecomunicazione. Nonostante abbia scelto da tempo una forma lunga dei contributi per il mio simil-blog, avrei un compito comunque difficile nel raccogliere e discorrere l’insieme delle problematiche che,  per avere un’idea equilibrata della questione, dovrei richiamare: lo spettro tematico parte normalmente dall’economia, passa per il diritto e approda inevitabilmente alla democrazia. Quando ho provato a sviluppare…

Read More

Recensione del libro “Courting the abyss. Free Speech and the Liberal Tradition” di John Durham Peters La concezione della libertà di espressione nella tradizione liberale è il tema dell’ultimo libro di J. D. Peters, una riflessione provocatoria che appare oggi straordinariamente preziosa in un mondo infiammato dai tumulti innescati dalle “vignette blasfeme”. La considerazione critica da cui muove il suo ragionamento è che, mentre facciamo fatica a capire come l’ultima onda digitale stia modificando gli spazi pubblici “planetari”, ci troviamo ad agire quasi acriticamente sulla base di teorie ereditate da un mondo molto diverso da quello attuale, sia per i modi e le forme in cui le idee circolano che per le passioni e gli attori che vi agiscono. E tuttavia, la gran parte delle analisi e delle difese del principio della libertà di parola sembrano ignorare, o peggio, non conoscere aspetti fondamentali dell’ordine sociale, dell’animo umano o dei mass media. Chi ha avuto modo di leggere il primo libro di Peters tradotto in Italia (Parlare al vento. Storia dell’idea di comunicazione) può già immaginare la trasversalità, la varietà e la cura delle fonti, il loro aprirsi a un profondo confronto ideale che attinge al meglio del pensiero e delle…

Read More

Il periodo che attraversiamo è indelebilmente contrassegnato dal fenomeno digitale. Il suo espandersi non solo innova ma riadatta anche le precedenti tecniche di produzione, trasmissione e registrazione dei segnali elementari che, opportunamente elaborati, permettono di alimentare il nostro mondo comunicativo. La trasformazione dei segnali elettroottici nel linguaggio più essenziale ed economico dei bit, un codice che si sposa più facilmente con le intelligenze distribuite dei sempre più minuscoli e potenti chip elettronici, ha infine coinvolto anche il pianeta televisione. L’avvento del digitale In verità, per l’industria televisiva non è una novità in assoluto: da decenni queste tecniche sono presenti nel mondo tv, prima nella produzione e successivamente nella distribuzione, com’è evidente dalle apparecchiature domestiche quali parabole satellitari e decoder digitali. Ma il rinnovamento digitale di cui stiamo parlando, che ha fornito lo spunto per riformare il sistema televisivo italiano, riguarda questa volta la distribuzione terrestre del segnale aereo diretto che andrà a sostituire il glorioso e comune vettore analogico captato attraverso la normale antenna tv. Il nostro intervento non ha l’intento di appesantire il già vasto panorama dei commenti per richiamare un qualche aspetto peculiare della tribolata riforma, ma vuole soffermarsi sulla vicenda per l’ammanto ideologico più esterno e neutrale…

Read More