luciano petullà

systems and dimensions of new communication

I primi 25 anni di Linux Oltre ad essere una delle arti distintive della modernità, la musica jazz è spesso citata come modello organizzativo ed espressivo ideale per la sua capacità di stabilire il giusto interplay fra l’idiosincraticità dell’individuo e l’armonia del gruppo – caratteristicamente, e a turno, i musicisti hanno la massima libertà di esprimersi creando, rispetto al tema e alle armonie centrali, variazioni musicali che diventano veri temi alternativi in schemi che, quando riusciti, si sposano con le sensibilità e il lavoro degli altri componenti del gruppo. Tale produzione di innovazione collettivamente controllata mi fa pensare alla storia e ai risultati raggiunti dai prodotti e dai progetti che si richiamano allo sviluppo di software open source, ovvero del software applicativo che si giova dei contributi di qualunque soggetto sia in grado di comprenderne le funzionalità leggendone il codice sorgente – la condizione esplicita per partecipare è quella di mantenere il codice aperto e documentato cosicché qualunque persona possa migliorarlo e/o aggiungere nuove funzionalità. Consentire il libero utilizzo del software e lasciare il codice aperto vuol dire mettere a disposizione di tutti il file originario contenente le istruzioni date al computer – istruzioni scritte in un linguaggio leggibile da…

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La cultura del real-time Parte 2/ La telemediatizzazione Ad un certo punto della sua analisi del nuovo contesto legato alla condizione di immediatezza, John Tomlinson sembra vivere un certo disagio. Si accorge di dover documentare un passaggio importante nell’esperire umano che potrebbe esporlo a possibili critiche, quelle che, nella nostra introduzione, dicevamo riservate in genere ai mediologi per la loro insistenza (fissazione) riguardo alla centralità dei media per aspetti fondamentali della vita delle persone. Tra i molti fattori da considerare nel passaggio da una cultura della velocità ad una dell’immediatezza, la telemediatizzazione è il più rilevante. Con “telemediatizzazione” — un termine poco elegante ma relativamente preciso — intendo la crescente implicazione delle comunicazioni elettroniche e dei sistemi dei media nella costituzione dell’esperienza quotidiana. Le attività di telemediatizzazione — guardare la televisione, scrivere da tastiere, navigare nei menù degli schermi di computer, cliccare, pigiare tasti, parlare e mandare messaggi con il telefono cellulare, inserire codice PIN e condurre transazioni tramite tastiere — possono essere considerate come pratiche culturali e modi univoci nel presentare l’esperienza alla coscienza. Esse occupano uno spazio nei flussi quotidiani dell’esperienza all’interno del mondo di vita dell’individuo che è distinto e tuttavia integrato con le interazioni faccia-a-faccia della…

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Socialità dell’IT e luoghi comuni Un po’ prima dell’inizio di questa estate è accaduto un evento curioso intorno al telefono più famoso al mondo, o meglio, alla sua ultima versione. Il celeberrimo iPhone versione 4 della Apple è stato presentato dal capo azienda Steve Jobs  a giugno del 2010. Come al solito l’esibizione è  stata molto seguita anche se, questa volta, screziata da alcuni inconvenienti. Già durante l’appuntamento, presenti in sala un folto gruppo di giornalisti collegati online con le rispettive testate o direttamente ai loro blog, si sono verificate delle situazioni mediaticamente spiacevoli. Essendo un telefono-computer la dimostrazione verteva per lo più sulle caratteristiche di scambio dati e sul funzionamento di applicazioni complesse che richiedevano una buona capacità di connessione rete. Invece, i canali wi-fi erano così intasati che Jobs, per andare avanti, ha chiesto cortesemente (scusandosi) ai presenti in sala di evitare di connettersi. Si sa, le demo sono sempre a forte rischio di figuraccia ma nel caso dell’iPhone 4 il problema più rilevante si è manifestato a presentazione conclusa. La sorpresa mancina Circa un mese più tardi, alcuni utenti, soprattutto mancini, iniziano a denunciare la perdita improvvisa del contatto vocale mentre si sta conversando. Immediatamente, è questo…

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La storia dei media e l’ascolto del tempo Nel marzo di quest’anno, nell’ambito della conferenza annuale della Association for Recorded Sound Collections, tenuta presso la Stanford University in Palo Alto, Calif.,  è stato presentata la prima registrazione audio della storia. La notizia è che, a differenza di quello che si è sempre saputo, i 10 secondi di canto risalgono al 9 aprile 1860 e sono stati “registrati” non da Thomas Alva Edison, passato alla storia come primo ideatore del fonografo, ma dal tipografo francese Eduard-Leon Scott de Martinville. Il francese avrebbe dunque anticipato di ben 17 anni la data ufficiale dell’invenzione, e la registrazione della voce che canta il brano popolare “Au clair de la lune”, incisa su una carta annerita, si rivela il reperto fisico più antico ancora riproducibile, che precede di 28 anni la più vecchia registrazione su cilindro di cera ancora disponibile. A onor di cronaca va ricordato che i ricercatori statunitensi hanno ripreso i flebili segni del canto impressi su carta trasducendoli, tramite una tecnica sofisticata, su un nuovo supporto. La prima registrazione audio (1860) ascolta Nonostante la scoperta sembri avviare una disputa simile a quella del telefono tra Meucci e Bell, e in effetti Scott…

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