luciano petullà

systems and dimensions of new communication

La cultura del real-time Parte 2/ La telemediatizzazione Ad un certo punto della sua analisi del nuovo contesto legato alla condizione di immediatezza, John Tomlinson sembra vivere un certo disagio. Si accorge di dover documentare un passaggio importante nell’esperire umano che potrebbe esporlo a possibili critiche, quelle che, nella nostra introduzione, dicevamo riservate in genere ai mediologi per la loro insistenza (fissazione) riguardo alla centralità dei media per aspetti fondamentali della vita delle persone. Tra i molti fattori da considerare nel passaggio da una cultura della velocità ad una dell’immediatezza, la telemediatizzazione è il più rilevante. Con “telemediatizzazione” — un termine poco elegante ma relativamente preciso — intendo la crescente implicazione delle comunicazioni elettroniche e dei sistemi dei media nella costituzione dell’esperienza quotidiana. Le attività di telemediatizzazione — guardare la televisione, scrivere da tastiere, navigare nei menù degli schermi di computer, cliccare, pigiare tasti, parlare e mandare messaggi con il telefono cellulare, inserire codice PIN e condurre transazioni tramite tastiere — possono essere considerate come pratiche culturali e modi univoci nel presentare l’esperienza alla coscienza. Esse occupano uno spazio nei flussi quotidiani dell’esperienza all’interno del mondo di vita dell’individuo che è distinto e tuttavia integrato con le interazioni faccia-a-faccia della…

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iPhone e Interflows L’altro giorno, leggendo dell’anniversario del lancio dell’iPhone – l’ormai supernoto e sempre universalmente desiderato smartphone targato Apple – mi sono  accorto che c’era un altro anniversario da festeggiare: la costituzione di questo mio spazio online.  Cinque anni fa, provando a ragionare in termini di logica e (soprattutto) di estetica, esordivo su  questo mio piccolo contenitore proprio parlando dell’iPhone – lo scritto è stato poi riversato nel libro Media e computer liquidi (2008). Al tempo, il lancio del prodotto suscitò un eccitamento popolare che, come dimostrano gli odierni (unanimi tributi) ma anche i fenomenali dati di mercato, non ha poi deluso. L’argomento si presentava interessante per diversi motivi e stimolava una ricerca sulle relazioni che un medium della comunicazione riesce a instaurare con le persone in termini di funzionalità ma anche di sensibilità, emozione e intelligenza, dando forma e canalizzando esperienze condivisibili, un tema che, con l’esplosione dei media  digitali nella nostra vita quotidiana, acquista una costante centralità (Diodato, Somaini 2011) – anche per le evidenti implicazioni ideative e produttive nel settore ICT. In più, la materia ben si prestava a essere trattata con un approccio mediologico, per cui i media della comunicazione andrebbero pensati «come ‘luogo’ dell’esperienza contemporanea, come…

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Socialità dell’IT e luoghi comuni Un po’ prima dell’inizio di questa estate è accaduto un evento curioso intorno al telefono più famoso al mondo, o meglio, alla sua ultima versione. Il celeberrimo iPhone versione 4 della Apple è stato presentato dal capo azienda Steve Jobs  a giugno del 2010. Come al solito l’esibizione è  stata molto seguita anche se, questa volta, screziata da alcuni inconvenienti. Già durante l’appuntamento, presenti in sala un folto gruppo di giornalisti collegati online con le rispettive testate o direttamente ai loro blog, si sono verificate delle situazioni mediaticamente spiacevoli. Essendo un telefono-computer la dimostrazione verteva per lo più sulle caratteristiche di scambio dati e sul funzionamento di applicazioni complesse che richiedevano una buona capacità di connessione rete. Invece, i canali wi-fi erano così intasati che Jobs, per andare avanti, ha chiesto cortesemente (scusandosi) ai presenti in sala di evitare di connettersi. Si sa, le demo sono sempre a forte rischio di figuraccia ma nel caso dell’iPhone 4 il problema più rilevante si è manifestato a presentazione conclusa. La sorpresa mancina Circa un mese più tardi, alcuni utenti, soprattutto mancini, iniziano a denunciare la perdita improvvisa del contatto vocale mentre si sta conversando. Immediatamente, è questo…

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Nell’ultimo romanzo, il maestro del brivido Stephen King vede il cellulare, in linea con certa tradizione letteraria, come spia di degenerazione umana Se l’obiettivo di Stephen King è di stupire e atterrire, devo ammettere che con me lo scopo è stato raggiunto già all’atto di sfogliare superficialmente le pagine del suo libro più recente, Cell (Sperling & Kupfer, pp. 544). Quando il mio sguardo è caduto sulle pagine finali non ho saputo trattenere un sobbalzo vedendo inserite le bozze del suo prossimo romanzo, non perché meravigliato della sua peraltro notoria prolificità ma perché trascritte con la sua grafia manuale, che pare essere la modalità con cui l’autore lavora ai suoi lunghi racconti. Non credo ci sia indizio più preciso, nell’era dei “word processor” e delle memorie digitali, per documentare al meglio la sua resistenza antitecnologica, peraltro ampiamente dispensata nell’opera. A dire il vero, nel mondo in cui viviamo, costruito e mantenuto in precario ma miracoloso (dis)equilibrio da un’infinita quantità di sistemi tecnici, scovare in un qualche artefatto tecnologico la ragione per sollecitare un certo turbamento è uno sport facile e invitante. Nello specifico, nel romanzo sono i cellulari ad agire come agenti di disordine e irrazionalità, diventando latori di misteriosi…

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In un volume pubblicato da Meltemi viene analizzata la genesi del percorso comunicativo congiungendo le dinamiche sociali, storiche e anche culturali Nell’ambito dell’interazione umana la comunicazione di massa non gode della stessa considerazione del dialogo. Anche se viviamo in società complesse di per sé inconcepibili senza il pieno dispiegamento delle capacità disseminative, le concezioni che abbiamo sull’argomento, maturate all’interno di una lunga tradizione di visioni e dibattiti contrastanti, stentano a comprendere i limiti e le possibilità delle dinamiche comunicative in relazione alle condizioni materiali e culturali, divenendo spesso, pregiudizialmente, dei veri e propri modelli normativi. Nel libro Parlare al vento. Storia dell’idea di comunicazione (Meltemi, pp. 478), lo studioso statunitense John Durham Peters ne ripercorre la storia con sguardo disincantato ma eticamente impegnato e, visto che la comunicazione ha un campo di accezione notoriamente esteso, decide di farci intraprendere un approfondito “scavo archeologico” nella sua genealogia. L’Occidente comunicativo: da Platone alla rivoluzione digitale A considerare i compagni di viaggio o i temi scelti per tale indagine si potrebbero avanzare delle perplessità sul fatto che il saggio possa avere una così grande presa sui nostri attuali enigmi. Gente abbastanza insolita, se escludiamo tutta la serie dei teorici – filosofi, psicologi, semiologi,…

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Recensione di un recente saggio di Dario Edoardo Viganò sulle teorie della comunicazione e sugli interrogativi morali che l’uso delle tecnologie e il vitale ruolo dei mass media dovrebbero sollevare. Una riflessione alla luce della scienza e per una società “in divenire” Un saggio è sempre una sorta di collettore in cui confluiscono gli itinerari meditativi preferiti dallo scrittore, una trama che diviene palese quando si tratta di organizzare e offrire dei temi attraverso la raccolta di appunti e lezioni tenute regolarmente nei corsi universitari dedicati alle teorie e alla storia della comunicazione. Dario Edoardo Viganò, esperto di comunicazione, nonché docente presso l’Università cattolica di Milano e l’Università pontificia lateranense ne I sentieri della comunicazione. Storia e teorie (Rubbettino, pp. 268) si cimenta in questo percorso, al tempo stesso accademico e personale. Sebbene il titolo si riferisca alle molteplici ramificazioni del concetto di comunicazione e alle altrettante diverse impostazioni teoriche che ne fanno l’oggetto del loro studio, una prima osservazione sul lavoro attiene alla stessa abilità dell’autore di elaborare un tragitto personale nella materia, così come di costruire un testo agile, interessante e aggiornato rimanendo allo stesso tempo un valido manuale didattico. Da questo punto di vista lo scritto è…

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La mediatizzazione del mondo e dei rapporti interpersonali e informativi ha una lunga storia. Tra tutti i suoi molti resoconti forse il più attuale per lo scenario dolente cui stiamo “attivamente” assistendo è il doppio movimento che vede una prima progressione verso la “sterilizzazione” del corpo umano, la sua scomparsa “materiale” a favore di simulacri (effigi visive ed acustiche) capaci di viaggiare veloci nello spazio e/o rimanere registrati su una qualche supporto. Questa fantasmizzazione, che ha raggiunto livelli sofisticati una volta incontrato il medium elettrico, ha stimolato però un movimento opposto, richiamando le forme più autentiche del contatto e del corpo umano: uno dei problemi per i mondi ricostruiti attraverso i media è così la restituzione del corpo occultato. Questa dinamica è evidente nella gestione informativa della guerra: la possibilità tecnologica di combattere i conflitti alla stregua di un videogame asettico, legandolo ad uno stretto controllo dei giornalisti là inviati, definiti appunto “embedded”, ha caratterizzato la prima fase della guerra irachena. E’ stata una gestione provvidenziale se pensiamo che vi erano delle formidabili ragioni per essere contro l’intervento, tutto un insieme di punti di vista basati sul semplice buon senso, quello ancora capace di distinguere tra le condizioni in cui…

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