luciano petullà

systems and dimensions of new communication

I primi 25 anni di Linux Oltre ad essere una delle arti distintive della modernità, la musica jazz è spesso citata come modello organizzativo ed espressivo ideale per la sua capacità di stabilire il giusto interplay fra l’idiosincraticità dell’individuo e l’armonia del gruppo – caratteristicamente, e a turno, i musicisti hanno la massima libertà di esprimersi creando, rispetto al tema e alle armonie centrali, variazioni musicali che diventano veri temi alternativi in schemi che, quando riusciti, si sposano con le sensibilità e il lavoro degli altri componenti del gruppo. Tale produzione di innovazione collettivamente controllata mi fa pensare alla storia e ai risultati raggiunti dai prodotti e dai progetti che si richiamano allo sviluppo di software open source, ovvero del software applicativo che si giova dei contributi di qualunque soggetto sia in grado di comprenderne le funzionalità leggendone il codice sorgente – la condizione esplicita per partecipare è quella di mantenere il codice aperto e documentato cosicché qualunque persona possa migliorarlo e/o aggiungere nuove funzionalità. Consentire il libero utilizzo del software e lasciare il codice aperto vuol dire mettere a disposizione di tutti il file originario contenente le istruzioni date al computer – istruzioni scritte in un linguaggio leggibile da…

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Le complicate correlazioni degli analisti dell’ICT Mary Meeker, conosciuta come la “regina della rete”, è una donna molto apprezzata nel panorama tecnologico mondiale benché, avendo veleggiando tra “gloria e infamia” anche come analista finanziaria nel mondo delle aziende digitali, la sua fama debba ancora scontare una coda polemica nel suo paese natio (USA). Operando nel campo fin dagli anni Novanta ella si è trovata infatti ad attraversare quel periodo economicamente tumultuoso della bolla speculativa internettiana conosciuto come dotcom bust (2001). Per rammentare sinteticamente, nell’arco di 2 anni ben 450 nuove aziende digitali si offrirono sul mercato borsistico con proprie proposte IPO (Initial Public Offering) basandosi su modelli di business innovativi ma, per la maggior parte, altrettanto incerti se non fantasiosi. Il fascino high-tech non adeguatamente supportato dalla diffusione capillare di infrastrutture e dall’attecchimento culturale e sociale, e dunque da reali esigenze di consumo, trasse in inganno molti piccoli e grandi investitori. Con il senno di poi si può tranquillamente dire che, per chi aveva l’onere di valutare e consigliare, la vera impresa sarebbe stata quella di uscirne completamente indenni! In ogni caso, il crollo borsistico fece molte vittime tra aziende e investitori ma sappiamo che non tutto, pensando a realtà come Amazon, Ebay…

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Il ventre molle di internet In un intervento appassionato e molto pubblicizzato, Ethan Zuckerman, intellettuale, giornalista e attivista digitale di successo, attualmente direttore del MIT Center for Civic Media, si è proclamato profondamente dispiaciuto di essere stato tra i primi supporter di quello che definisce  il “peccato originale di internet”, ovvero lo sfruttamento della pubblicità come modello di business per avviare e mantenere dei servizi online. Pur agendo in parallelo a molte altre persone e gruppi di interesse, una colpa precisa Zuckerman ha ragione di imputarsela essendo all’epoca (1995) l’ideatore  dell’odiosa tecnica del pop-up pubblicitario, ovvero quelle pagine web piene di consigli degli acquisiti che esplodono improvvisamente, frapponendosi (caoticamente) ai contenuti ricercati nei tragitti delle nostre navigazioni, spesso vere e proprie trappole in cui rimanere nervosamente impigliati durante i vani tentativi di disincagliamento. Il mea culpa del giornalista non è però rivolto contro la comunicazione pubblicitaria, piuttosto alla conseguenza del suo utilizzo come fonte di guadagno primaria per i servizi più popolari, che porta inevitabilmente alla implementazione e uso di tecniche tendenti a sorvegliare le attività degli utenti connessi. Nonostante si possa provare a ingegnarsi con sistemi di remunerazione diversi, la pubblicità è il driver più facile con cui gli imprenditori internettiani ancora…

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Emergenza occupazionale e technological unemployment I cambiamenti sociali ed economici sono una costante dell’epoca moderna che, fin dalla metà del Settecento, ha visto il susseguirsi di innovazioni spesso così radicali da essere definite rivoluzioni per le pesanti ricadute che hanno rappresentato per la vita delle persone in termini di riadattamento esistenziale. Uno dei temi che si ripresenta ciclicamente nei periodi caratterizzati da una crisi rilevante nei modelli di produzione e consumo è il lavoro nel suo problematico rapporto con le innovazioni tecnologiche, un fenomeno tendenzialmente ineludibile che l’economista  statunitense John Maynard Keynes  contrassegnò nel 1930  con la definizione di technological unemployment. L’argomento alimenta ovviamente un dibattio caldo che ripropone normalmente la dicotomia tra chi,  nell’inevitabilità delle dinamiche competitive industriali e commerciali, considera la tecnologia salvatrice nella sua capacità di creare sempre realtà/attività nuove e chi, invece, le assegna un ruolo prevalentemente nefasto per quasi ogni genere di occupazione. Ultimamente, alla luce di una persistente crisi economica e al declino e ristrutturazione di molte attività, soprattutto sotto la spinta delle tecnologie digitali incorporate (quasi) in ogni oggetto e interconnesse in rete, la questione sta assumendo un’importanza centrale. O, per dirla in altro modo, cresce la sollecitazione perché, alla luce dei nuovi paradigmi energetici e…

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L’incubo delle gabbie e il lievito delle contraddizioni Per i paesi collocati geograficamente e culturalmente nella regione occidentale del mondo  il mese di agosto è notoriamente un periodo in cui i pensieri per le vacanze, nella loro effettiva possibilità di concretizzazione — quindi di frustrazione o soddisfazione — possono favorire sentimenti controversi ma quasi tutti portatori di distrazione. Non conosciamo le effettive ragioni, ma potremmo anche pensare che sia questa la ragione che ha favorito il brutto incidente in cui è incappato Google, uno dei  pilastri fondamentali di internet — scherzosamente, qualcuno ha imputato il fatto alla decisione della stessa di non permettere più ai propri dipendenti di utilizzare il 20% del tempo di lavoro per progetti che esulano dai compiti specificamente assegnati…). Per la prima volta dopo molti anni — ma ora Google ha veramente un ruolo molto più centrale nella Rete — tutti i servizi dell’azienda sono venuti a mancare comportando un blackout di 11 minuti, in Europa dalle 1:37alle 1:48 AM del giorno 17/8/2013. La cosa impressionante è che il traffico globale di internet, secondo la ricostruzione di alcuni analisti, è contemporaneamente sceso di oltre il 40%!! Dunque, un evento enorme. “Come utenti siamo abituati a confidare…

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Il miraggio delle Silicon Valley Accade spesso  a chi è avvezzo a seguire lo sviluppo dei prodotti digitali di imbattersi in commenti e riflessioni  sulla vitalità e abilità di trovare soluzioni e fondare aziende high-tech di successo da parte di alcuni distretti produttivi del globo. D’altra parte, l’attuale periodo di crisi economica e il continuo posticipo della sua fine stanno certificando la durezza del passaggio nell’era post-industriale, con tutti i suoi effetti  di “turbolent environment” sulle economie. La flessibilità e trasversalità delle  applicazioni dell’elettronica, del software e delle telecomunicazioni sono allora caratteristiche apprezzate per affrontare con una certa prontezza i cambiamenti e le prospettive, sia nella produzione che nel consumo. Lo scopo di questo breve intervento sarà quello di contrastare problematicamente le vulgate intorno al fenomeno delle start-up prendendo spunto da due interessanti contributi. Per inciso, sono quelli che ho incontrato, personalmente e casualmente, nelle sole ultime due settimane, e dimostrano probabilmente la forte presenza di una domanda montante e globale per inserirsi nel novero delle nazioni che possono contare su tali munizioni per affrontare un futuro meno travagliato in termini di lavoro e crescita. In gergo, se non problematizzate adeguatamente, si definiscono le strategie semplicistiche del “me too”. Dunque,…

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Retoriche ed ebbrezza degli effetti In continuità con gli ultimi contributi, tratteremo qui il tema della velocità prendendo in considerazione una sua ultima declinazione diventata a noi particolarmente cara, la velocità di accesso alle reti di telecomunicazioni. Considerata da tempo obiettivo primario per lo sviluppo economico e sociale in quasi tutte le nazioni del mondo — garanzia di una fluida e costante connettività tra persone/ambienti digitalmente attrezzati — possiamo affermare che questa nuova condizione tecnologica si sta rivelando, usando la definizione con cui l’antropologo ed economista Karl Polanyi descriveva la connaturalità a fondere le nostre esistenze con le moderne infrastrutture tecnologiche (1944), una “realtà inesorabile”. Al riguardo, ci permettiamo  di ordire una piccola premessa. Quando sentiamo discettare di velocità d’accesso siamo istintivamente portati a pensare che sia, fondamentalmente, un problema più tecnico, importante ma poco affascinante. Anzi, per dirla tutta, abbastanza noioso. In effetti, l’ampiezza dello spettro tematico che dovrebbe interessare le forme e i media della comunicazione, proprio alla luce della scarsa comprensione della nostra plasticità fisica e psichica e delle attrattive culturali della modernità, risulta essere un problema che attanaglia anche i cosiddetti ambiti scientifici. Nonostante le continue prove degli effetti trasversali e profondi che le nuove condizioni…

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Critica delle nuvole Nel XX secolo l’ICT ha dato dimostrazione  di saper innescare cambiamenti in quasi ogni  settore  della società. Nel corso di questa azione e in relazione al periodo ci siamo però fatti delle idee abbastanza fumose sulle risorse e la strumentazione che  ne hanno supportato la forza. In generale, a esclusione degli specialisti del campo — e anche da quelle parti siamo stati spesso spinti  a farlo— le abbiamo immaginate in maniera imprecisa ammantandole finanche di un’aura quasi mitologica. Nel frattempo, irresistibilmente e implacabilmente,  siamo stati sempre più irretiti da queste macchine anche solo come  meri utilizzatori. In realtà, è con l’internet degli anni 2000  che le tecnologie informatiche e trasmissive hanno iniziato a coinvolgere il grande pubblico, intrufolandosi dappertutto e sollecitando il bisogno di una certa alfabetizzazione tecnica. Per essere ancora più precisi, la  democratizzazione dei computer in termini di effettiva disponibilità e manipolabilità,  se non di conoscenza approfondita, era già iniziata negli anni Ottanta per un gruppo sempre più consistente di persone grazie alla diffusione dei personal computer. La diffusione delle conoscenze e delle risorse informatiche/telecomunicative e la loro sottrazione ai centri di potere monopolistici pubblici o privati sono stati un indispensabile prerequisito per la definizione…

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Socialità dell’IT e luoghi comuni Un po’ prima dell’inizio di questa estate è accaduto un evento curioso intorno al telefono più famoso al mondo, o meglio, alla sua ultima versione. Il celeberrimo iPhone versione 4 della Apple è stato presentato dal capo azienda Steve Jobs  a giugno del 2010. Come al solito l’esibizione è  stata molto seguita anche se, questa volta, screziata da alcuni inconvenienti. Già durante l’appuntamento, presenti in sala un folto gruppo di giornalisti collegati online con le rispettive testate o direttamente ai loro blog, si sono verificate delle situazioni mediaticamente spiacevoli. Essendo un telefono-computer la dimostrazione verteva per lo più sulle caratteristiche di scambio dati e sul funzionamento di applicazioni complesse che richiedevano una buona capacità di connessione rete. Invece, i canali wi-fi erano così intasati che Jobs, per andare avanti, ha chiesto cortesemente (scusandosi) ai presenti in sala di evitare di connettersi. Si sa, le demo sono sempre a forte rischio di figuraccia ma nel caso dell’iPhone 4 il problema più rilevante si è manifestato a presentazione conclusa. La sorpresa mancina Circa un mese più tardi, alcuni utenti, soprattutto mancini, iniziano a denunciare la perdita improvvisa del contatto vocale mentre si sta conversando. Immediatamente, è questo…

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L’adozione delle tecnologie Ict nelle società emergenti e gli impatti sociali, culturali ed economici Non è poi trascorso così tanto tempo da quando in un articolo  ragionavamo attorno alla possibilità di circoscrivere per il telefono un’area specifica di studi sociali. In quest’arco temporale su di esso si è continuato a riflettere e scrivere molto, mentre sono aumentati gli studiosi che, in ogni parte del mondo, si sono aggiunti al gruppo, concentrandosi sia su aspetti generali che specifici con trattati che non hanno risparmiato quasi nulla, e il quasi ci preserva da ogni ulteriore e sicura sorpresa. In effetti, se si deve trovare un’analogia per descrivere un qualche fenomeno legato alle nuove tecnologie di rete e si vuole essere compresi, non si rimane quasi mai delusi nel cercarla nell’ambito telefonico. La cosa sorprendente è che la pratica non funziona solo in una direzione, recuperare ed evidenziare tramite il telefono quello che di simile, per altri versi, è già accaduto o è stato esperito, ma anche in fase proiettiva, vale a dire seguirlo come mezzo di comunicazione e propulsore per lo sviluppo e la ri-configurazione di processi sociali fondamentali, di cui le società complesse dei diversi Occidenti tendono a perdere la sensibilità…

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