luciano petullà

systems and dimensions of new communication

Appendice alla storia del telefono Insieme a molti altri autori sono stato invitato a contribuire a una riflessione sugli sviluppi dei media avendo come filo conduttore l’aspetto evolutivo e quindi storico di alcuni medium particolarmente importanti. In linea con una certa specializzazione e insieme ad un acuto compagno di avventura ci siamo così soffermati sul telefono provando a far emergere per grandi linee e con un taglio sociotecnico le evoluzioni e implicazioni di questo fondamentale dispositivo mediale della modernità. Il breve saggio, “Il prima e il dopo della vita con il telefono”, è disponibile presso il sito della rivista Mediascape Journal. Ne parlo qui non tanto per pubblicizzarlo ma per ritornare criticamente sul senso del lavoro svolto alla luce degli interventi con cui si trova ora associato. A posteriori, la pubblicazione dell’insieme dei contributi rimanda spesso a un’ulteriore riflessione riguardo a cosa poi abbia più sollecitato i partecipanti rispetto al compito originariamente assegnato, il che diventa anche occasione per aggiungere quello che, per esigenze di linearità espositiva e di format, non si è potuto allora inserire. Il “cold case” dei media A rileggere l’insieme delle riflessioni si rimane davvero affascinati dalla molteplicità delle angolazioni che il tema storia/e e media…

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danah boyd e le sue sonde adoloscenziali Indagare il contesto socioculturale in cui le tecnologie della comunicazione sono situate è il marchio distintivo della poliedrica ricercatrice sociale danah boyd, essa stessa nativa digitale, accademica e professionista — attualmente Principal Researcher presso Microsoft. Conseguentemente, i suoi lavori sono difficilmente riassumibili attraverso semplici slogan. Nel caso della sua ultima fatica, approdo di una lunga serie di ricerche sulla socialità dei giovani mediata dal digitale, l’avviso ci arriva fin dal titolo. It’s Complicated: The Social Lives of Networked Teens può essere in effetti interpretato in due sensi: la difficoltà di comprendere gli usi sociali dei media rimanendo nei termini di un destino determinato dai soli aspetti tecnologici e la difficoltà a rapportarsi, tra opportunità e sfide, ai nuovi ambienti di interazione digitale da parte delle persone. Pur centrato sui giovani, l’autrice vede gli adolescenti solo come caso ideal-tipico poiché, se nel versante opportunità essi sono facilitati nel maneggiare/navigare i media, sul versante delle sfide scontano la debolezza insita nel loro stato transitivo di crescita e di scarso potere sociale. Ad una narrativa tesa a dipingere gli adolescenti come esseri sociali altamente agevolati dalle tecnologie digitali fa così  da controcanto il reale e problematico travaglio delle loro…

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Il miraggio delle Silicon Valley Accade spesso  a chi è avvezzo a seguire lo sviluppo dei prodotti digitali di imbattersi in commenti e riflessioni  sulla vitalità e abilità di trovare soluzioni e fondare aziende high-tech di successo da parte di alcuni distretti produttivi del globo. D’altra parte, l’attuale periodo di crisi economica e il continuo posticipo della sua fine stanno certificando la durezza del passaggio nell’era post-industriale, con tutti i suoi effetti  di “turbolent environment” sulle economie. La flessibilità e trasversalità delle  applicazioni dell’elettronica, del software e delle telecomunicazioni sono allora caratteristiche apprezzate per affrontare con una certa prontezza i cambiamenti e le prospettive, sia nella produzione che nel consumo. Lo scopo di questo breve intervento sarà quello di contrastare problematicamente le vulgate intorno al fenomeno delle start-up prendendo spunto da due interessanti contributi. Per inciso, sono quelli che ho incontrato, personalmente e casualmente, nelle sole ultime due settimane, e dimostrano probabilmente la forte presenza di una domanda montante e globale per inserirsi nel novero delle nazioni che possono contare su tali munizioni per affrontare un futuro meno travagliato in termini di lavoro e crescita. In gergo, se non problematizzate adeguatamente, si definiscono le strategie semplicistiche del “me too”. Dunque,…

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La cultura del real-time Parte 3/ La condizione d’immediatezza A questo punto non manca di riaffacciarsi  un’antica e ricorrente questione mediale e, con essa, il bisogno di diradare gli associati e fallaci pregiudizi  morali. La telepresenza – che può essere compresa nei termini della possibilità, e sempre più per molti, della preferenza, “di tenersi in contatto” senza in realtà, letteralmente, essere in contatto – non dovrebbe essere considerata come una condizione del tutto deficitaria. Con ciò voglio dire che la telepresenza deve essere compresa come un modo esistenziale distintivo di presenza, che esiste insieme alle relazioni dirette e incarnate di presenza, ma che non è da ritenersi o valutare in termini negativi in quanto giudicabile solo rispetto a un modo esistenziale “ben definito” di dover essere presenti anche con il corpo (p. 111). Gli esempi di pregiudizi sulle nuove possibilità di contatto ottenute su basi tecnologiche sono innumerevoli. Le critiche a una condizione di vita immersa nei flussi di contatti istantanei che portano le persone a stare inevitabilmente nello stato di impazienza le troviamo già nel racconto di E. M. Foster The Machine Stops pubblicato nel 1909. Tuttavia, rammenta Tomlinson, prima che si creassero queste condizioni vi era una certa…

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Socialità dell’IT e luoghi comuni Un po’ prima dell’inizio di questa estate è accaduto un evento curioso intorno al telefono più famoso al mondo, o meglio, alla sua ultima versione. Il celeberrimo iPhone versione 4 della Apple è stato presentato dal capo azienda Steve Jobs  a giugno del 2010. Come al solito l’esibizione è  stata molto seguita anche se, questa volta, screziata da alcuni inconvenienti. Già durante l’appuntamento, presenti in sala un folto gruppo di giornalisti collegati online con le rispettive testate o direttamente ai loro blog, si sono verificate delle situazioni mediaticamente spiacevoli. Essendo un telefono-computer la dimostrazione verteva per lo più sulle caratteristiche di scambio dati e sul funzionamento di applicazioni complesse che richiedevano una buona capacità di connessione rete. Invece, i canali wi-fi erano così intasati che Jobs, per andare avanti, ha chiesto cortesemente (scusandosi) ai presenti in sala di evitare di connettersi. Si sa, le demo sono sempre a forte rischio di figuraccia ma nel caso dell’iPhone 4 il problema più rilevante si è manifestato a presentazione conclusa. La sorpresa mancina Circa un mese più tardi, alcuni utenti, soprattutto mancini, iniziano a denunciare la perdita improvvisa del contatto vocale mentre si sta conversando. Immediatamente, è questo…

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L’adozione delle tecnologie Ict nelle società emergenti e gli impatti sociali, culturali ed economici Non è poi trascorso così tanto tempo da quando in un articolo  ragionavamo attorno alla possibilità di circoscrivere per il telefono un’area specifica di studi sociali. In quest’arco temporale su di esso si è continuato a riflettere e scrivere molto, mentre sono aumentati gli studiosi che, in ogni parte del mondo, si sono aggiunti al gruppo, concentrandosi sia su aspetti generali che specifici con trattati che non hanno risparmiato quasi nulla, e il quasi ci preserva da ogni ulteriore e sicura sorpresa. In effetti, se si deve trovare un’analogia per descrivere un qualche fenomeno legato alle nuove tecnologie di rete e si vuole essere compresi, non si rimane quasi mai delusi nel cercarla nell’ambito telefonico. La cosa sorprendente è che la pratica non funziona solo in una direzione, recuperare ed evidenziare tramite il telefono quello che di simile, per altri versi, è già accaduto o è stato esperito, ma anche in fase proiettiva, vale a dire seguirlo come mezzo di comunicazione e propulsore per lo sviluppo e la ri-configurazione di processi sociali fondamentali, di cui le società complesse dei diversi Occidenti tendono a perdere la sensibilità…

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Il web 2.0 e lo spirito delle culture tecniche amatoriali L’evoluzione delle attuali piattaforme ICT (Information and Communication Technology) verso un’interazione utente che abbina la facilità d’uso a crescenti potenzialità nella creazione, gestione e condivisione di contenuti riguardanti le attività più varie è comunemente indicata con il termine web 2.0. La definizione, coniata nel tipico stile che annuncia l’aggiornamento di un software, descrive la seconda nuova ondata di tecnologie internet. A differenza delle precedenti, sviluppatesi durante la prima fase del web (1995-2005), gli ultimi avanzamenti esaltano maggiormente la natura dinamica, aperta, relazionale e distribuita della rete, agevolando l’inserimento negli spazi digitali di una miriade di ambienti espressivi personali e/o di gruppo che, senza soluzione di continuità tra il tempo di lavoro e di svago, si organizzano secondo le nostre logiche tipicamente sociali, oscillanti tra gli interessi specifici e una voglia più indefinita di relazioni. L’esenzione del lavoro tecnico Il fenomeno dei social network, con le sue nuove forme di aggregazione cybersociali, coinvolge ormai centinaia di milioni di persone in tutto il mondo, rivelandosi una forza in continua crescita. I siti che propongono tali generi di attività hanno tra i loro punti forti la gratuità di un’offerta comprendente strumenti e risorse…

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In un volume pubblicato da Meltemi viene analizzata la genesi del percorso comunicativo congiungendo le dinamiche sociali, storiche e anche culturali Nell’ambito dell’interazione umana la comunicazione di massa non gode della stessa considerazione del dialogo. Anche se viviamo in società complesse di per sé inconcepibili senza il pieno dispiegamento delle capacità disseminative, le concezioni che abbiamo sull’argomento, maturate all’interno di una lunga tradizione di visioni e dibattiti contrastanti, stentano a comprendere i limiti e le possibilità delle dinamiche comunicative in relazione alle condizioni materiali e culturali, divenendo spesso, pregiudizialmente, dei veri e propri modelli normativi. Nel libro Parlare al vento. Storia dell’idea di comunicazione (Meltemi, pp. 478), lo studioso statunitense John Durham Peters ne ripercorre la storia con sguardo disincantato ma eticamente impegnato e, visto che la comunicazione ha un campo di accezione notoriamente esteso, decide di farci intraprendere un approfondito “scavo archeologico” nella sua genealogia. L’Occidente comunicativo: da Platone alla rivoluzione digitale A considerare i compagni di viaggio o i temi scelti per tale indagine si potrebbero avanzare delle perplessità sul fatto che il saggio possa avere una così grande presa sui nostri attuali enigmi. Gente abbastanza insolita, se escludiamo tutta la serie dei teorici – filosofi, psicologi, semiologi,…

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