luciano petullà

systems and dimensions of new communication

Limiti, imprese e responsabilità dei software culturali Una recente campagna pubblicitaria promossa dalle Nazioni Unite — creata per attirare l’attenzione sulla prevalenza nel mondo delle opinioni sessiste e discriminatorie riguardo al genere femminile — è stata ideata sulle funzioni di ricerca di Google. Più precisamente, essa ha sfruttato il motore introducendo un accenno di parole del tipo “women should …” per mostrare poi i suggerimenti offerti  dalla funzione predittiva per ultimare i termini della ricerca. L’algoritmo, che dovrebbe tenere conto sia delle ricerche più frequenti fatte dall’utenza sia delle combinazioni testuali riconosciute in quell’oceano di contenuti raccolti sulla rete, ha così portato alla superficie quanto di stereotipato sul tema possa circolare. Nelle immagini della campagna le risposte diventano allora una sorta di bavaglio che silenzia la vera voce e personalità delle donne. Il successo della iniziativa (credits: Memac Ogilvy & Mather Dubai) nel rivelare i pregiudizi in maniera così incisiva e stridentemente attuale, in considerazione della nostra condizione post-moderna che si suppone così potentemente supportata in termini di tecnologie del pensiero, si può misurare con il dibattito aperto su twitter seguendo l’hashtag: #womenshould, ma anche dalle successive imitazioni, come quella sul razzismo con l’iniziativa australiana Racism. It Stops With Me. Sull’importanza…

Read More

La cultura del real-time Parte 2/ La telemediatizzazione Ad un certo punto della sua analisi del nuovo contesto legato alla condizione di immediatezza, John Tomlinson sembra vivere un certo disagio. Si accorge di dover documentare un passaggio importante nell’esperire umano che potrebbe esporlo a possibili critiche, quelle che, nella nostra introduzione, dicevamo riservate in genere ai mediologi per la loro insistenza (fissazione) riguardo alla centralità dei media per aspetti fondamentali della vita delle persone. Tra i molti fattori da considerare nel passaggio da una cultura della velocità ad una dell’immediatezza, la telemediatizzazione è il più rilevante. Con “telemediatizzazione” — un termine poco elegante ma relativamente preciso — intendo la crescente implicazione delle comunicazioni elettroniche e dei sistemi dei media nella costituzione dell’esperienza quotidiana. Le attività di telemediatizzazione — guardare la televisione, scrivere da tastiere, navigare nei menù degli schermi di computer, cliccare, pigiare tasti, parlare e mandare messaggi con il telefono cellulare, inserire codice PIN e condurre transazioni tramite tastiere — possono essere considerate come pratiche culturali e modi univoci nel presentare l’esperienza alla coscienza. Esse occupano uno spazio nei flussi quotidiani dell’esperienza all’interno del mondo di vita dell’individuo che è distinto e tuttavia integrato con le interazioni faccia-a-faccia della…

Read More

La cultura del real-time Parte 1/ L’ideologia della velocità In questi ultimi anni abbiamo letto e assistito a sviscerate discussioni sui cambiamenti apportati alla nostra mente dagli strumenti digitali e dalla Rete, soprattutto dopo la loro definitiva affermazione e diffusione conseguente al popolamento delle grandi reti dei social network. Commentando le molte riflessioni sul tema all’interno del suo ultimo lavoro Ossessioni collettive, l’indomabile teorico e critico dei media Geert Lovink lamenta come sia facile che questo genere di analisi manchino di studiare le molteplici logiche culturali meno ovvie – il tempo reale, il linkare opposto al “mi piace”, l’ascesa dei web nazionali [ …e non riescano a dare…] risalto a quegli aspetti quotidiani nell’uso di internet che spesso passano inosservati […trascurando così di evidenziare quelle caratteristiche grazie a cui può infondersi la…] vita all’interno del mondo tecnologico (2012, p. 77). Stiamo accorgendoci, evidentemente,  dello scarto qualitativo che si sta creando tra le analisi e teorie che provano a spiegare i nuovi sviluppi mediali e le pratiche adottate da una crescente moltitudine umana. Una distanza difficile da colmare, come afferma il mediologo Alberto Abruzzese, se si continuano a studiare i media con “strumentazioni” e approcci concettuali inadeguati. Ad esempio, non si…

Read More

Le dimensioni dell’ubiquitous computing e la ricattura del mondo È questo il titolo e sottotitolo di un mio  libro che raccoglie una serie di riflessioni sui modi e la pervasività con cui le nuove tecnologie digitali stanno amalgamandosi con le nostre vite contribuendo a trasformarle. Spesso sono osservazioni nate in seguito allo sviluppo o al lancio di particolari prodotti/gadget tecnologici, figlie delle meraviglie che in questi momenti accomunano specialisti e appassionati, di dibattiti e osservazioni estremamente interessanti che avrebbero meritato, per intensità e acutezza dello sguardo, una maggiore attenzione. Nel frattempo, siamo tutti sempre più assorbiti in una fitta rete telematica che funziona come un’infrastruttura dematerializzata/deterritorializzata ma reale e vitale, con cui e su cui esperiamo e sviluppiamo le più diverse emozioni/attività, organizzandovi reti sociali su scale che, nella loro indefinitezza per la nostra crescente condizione sincronica, definiamo glocali (globali/locali). In realtà, come è stato notato, è nella nostra natura prendere le infrastrutture come scontate, percepirle come qualcosa che “sta là”, pronta all’uso e completamente trasparente, qualcosa su cui qualcosa d’altro “gira” o “opera”, che siano i binari su cui viaggiano le carrozze o i computer che eseguono i programmi. Esse rimangono nel sottofondo, sottratte alla scena, ritirate in una…

Read More