luciano petullà

systems and dimensions of new communication

Da Lollipop agli oggetti incantati Nonostante risulti alquanto sfuggente, e per questo forse altrettanto affascinante, con il lancio dell’iPhone nel 2007 anche chi si occupa di tecnologie della comunicazione si è trovato (giocoforza) a trattare il tema del design. Nel frattempo, grazie all’esplosione centrifuga dei media digitali nella vita sociale e personale e al moltiplicarsi delle interfacce digitali adoperate, l’argomento è diventato (industrialmente) materia sensibile in termini di differenziazione e capacità attrattiva per rincorrere o anche anticipare i desideri e le necessità  delle persone. Nei fatti, vi è oggi un maggiore stimolo a riflettere sui cambiamenti che le elaborazioni del design digitale ci propongono, partendo anche, come nel nostro caso, da indizi secondari ma significativi nel segnalare quanto velocemente e (quasi) inconsapevolmente, varcando quotidianamente e per centinaia di volte questi portali, ci abituiamo ad abitare e cambiare le nostre realtà esistenziali e sociali. In realtà, ha buon gioco chi, rammentando i classici spazi umani dell’abitare — casa, lavoro e luoghi pubblici —, parla ormai degli schermi dei dispositivi mobili come del vero terzo spazio in perenne occupazione. Insomma, è veramente difficile trovare cesure spaziali o attività che ci allontanano da un qualche terminale digitale. Volendo dare un quadro d’insieme, è giusto pensare al design digitale come parte…

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A volte, sviluppi e analisi si riconnettono, viaggiando attraverso le stesse metafore in cui, nel frattempo, le nostre esistenze (profondamente) si dispiegano …                 Riferimenti Gruman, G., 2014, “Welcome to the next tech revolution: Liquid computing”, in Infoworld.com, July 15, 2014. Petullà, L., 2008, Media e computer liquidi, Milano, Lampi di Stampa.

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La cultura del real-time Parte 2/ La telemediatizzazione Ad un certo punto della sua analisi del nuovo contesto legato alla condizione di immediatezza, John Tomlinson sembra vivere un certo disagio. Si accorge di dover documentare un passaggio importante nell’esperire umano che potrebbe esporlo a possibili critiche, quelle che, nella nostra introduzione, dicevamo riservate in genere ai mediologi per la loro insistenza (fissazione) riguardo alla centralità dei media per aspetti fondamentali della vita delle persone. Tra i molti fattori da considerare nel passaggio da una cultura della velocità ad una dell’immediatezza, la telemediatizzazione è il più rilevante. Con “telemediatizzazione” — un termine poco elegante ma relativamente preciso — intendo la crescente implicazione delle comunicazioni elettroniche e dei sistemi dei media nella costituzione dell’esperienza quotidiana. Le attività di telemediatizzazione — guardare la televisione, scrivere da tastiere, navigare nei menù degli schermi di computer, cliccare, pigiare tasti, parlare e mandare messaggi con il telefono cellulare, inserire codice PIN e condurre transazioni tramite tastiere — possono essere considerate come pratiche culturali e modi univoci nel presentare l’esperienza alla coscienza. Esse occupano uno spazio nei flussi quotidiani dell’esperienza all’interno del mondo di vita dell’individuo che è distinto e tuttavia integrato con le interazioni faccia-a-faccia della…

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Critica delle nuvole Nel XX secolo l’ICT ha dato dimostrazione  di saper innescare cambiamenti in quasi ogni  settore  della società. Nel corso di questa azione e in relazione al periodo ci siamo però fatti delle idee abbastanza fumose sulle risorse e la strumentazione che  ne hanno supportato la forza. In generale, a esclusione degli specialisti del campo — e anche da quelle parti siamo stati spesso spinti  a farlo— le abbiamo immaginate in maniera imprecisa ammantandole finanche di un’aura quasi mitologica. Nel frattempo, irresistibilmente e implacabilmente,  siamo stati sempre più irretiti da queste macchine anche solo come  meri utilizzatori. In realtà, è con l’internet degli anni 2000  che le tecnologie informatiche e trasmissive hanno iniziato a coinvolgere il grande pubblico, intrufolandosi dappertutto e sollecitando il bisogno di una certa alfabetizzazione tecnica. Per essere ancora più precisi, la  democratizzazione dei computer in termini di effettiva disponibilità e manipolabilità,  se non di conoscenza approfondita, era già iniziata negli anni Ottanta per un gruppo sempre più consistente di persone grazie alla diffusione dei personal computer. La diffusione delle conoscenze e delle risorse informatiche/telecomunicative e la loro sottrazione ai centri di potere monopolistici pubblici o privati sono stati un indispensabile prerequisito per la definizione…

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Come assorbire le collisioni socio-culturali secondo lo psicologo sociale Fathali M. Moghaddam Ultimamente, ragionando sulla comunicazione ubiqua e globale abbiamo intersecato osservazioni e riflessioni che toccano molteplici aspetti, tra cui i fenomeni di emigrazione. Il fatto non stupisce visto che la ricchezza e la difficoltà delle analisi nel campo derivano dalla reciproca influenza dei movimenti di informazione, capitale, persone e merci . Molta parte del mondo vive nella incerta stabilizzazione, in termini di consistenza, velocità e qualità rigenerative di questi flussi e ciò apre a nuove forme di esistenza e dunque di percezione. La nuova condizione raccoglie, amplifica e, per molti versi, modifica e sviluppa il tipo di esperienze a cui la cultura delle società industrializzate ci ha iniziati più di un secolo e mezzo fa. Ricordavamo allora come spesso accade di essere nella necessità di richiamare nuovi termini per definire il senso della nostra attuale posizione, come fa, insieme ad altri, il sociologo e giornalista Joshua Meyrowitz a proposito del luogo: Così, anche se la maggior parte delle interazioni più intense continuano ad accadere in ambienti fisici specifici, esse sono ora spesso percepite come avvenissero in una arena sociale più ampia. Locale e globale co-esistono nella glocalità (2004, p….

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Le dimensioni dell’ubiquitous computing e la ricattura del mondo È questo il titolo e sottotitolo di un mio  libro che raccoglie una serie di riflessioni sui modi e la pervasività con cui le nuove tecnologie digitali stanno amalgamandosi con le nostre vite contribuendo a trasformarle. Spesso sono osservazioni nate in seguito allo sviluppo o al lancio di particolari prodotti/gadget tecnologici, figlie delle meraviglie che in questi momenti accomunano specialisti e appassionati, di dibattiti e osservazioni estremamente interessanti che avrebbero meritato, per intensità e acutezza dello sguardo, una maggiore attenzione. Nel frattempo, siamo tutti sempre più assorbiti in una fitta rete telematica che funziona come un’infrastruttura dematerializzata/deterritorializzata ma reale e vitale, con cui e su cui esperiamo e sviluppiamo le più diverse emozioni/attività, organizzandovi reti sociali su scale che, nella loro indefinitezza per la nostra crescente condizione sincronica, definiamo glocali (globali/locali). In realtà, come è stato notato, è nella nostra natura prendere le infrastrutture come scontate, percepirle come qualcosa che “sta là”, pronta all’uso e completamente trasparente, qualcosa su cui qualcosa d’altro “gira” o “opera”, che siano i binari su cui viaggiano le carrozze o i computer che eseguono i programmi. Esse rimangono nel sottofondo, sottratte alla scena, ritirate in una…

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