• Skip to primary navigation
  • Skip to main content

Luciano Petullà

systems and dimensions of new communication

  • English
  • Articoli
  • Postille
  • Autore
  • Libri
  • Contattami
  • Show Search
Hide Search

Solo la critica radicale ci può aprire al pluriverso

Luciano Petullà · Novembre 16, 2025

Il ruolo predominante assunto da macchine automatiche sempre più sofisticate progettate ed utilizzate nell’ambito delle società umane è il tema che il sociologo della tecnica Lelio Demichelis dibatte nel suo ultimo libro Tecno-archía, o la Nave dei folli pubblicato da DeriveApprodi. L’autore ritorna su ciò che il grande filosofo Heidegger a metà del XX secolo ha definito il problema centrale della modernità, ovvero la questione tecnica, e lo fa con la consueta lucidità e passione dopo aver assistito all’ennesima saldatura tra il potere politico e le élite delle potenti industrie globali dell’high-tech, plasticamente fotografata dalla presenza compiaciuta dei massimi leadear aziendali il giorno dell’insediamento del presidente coonservatore americano Donald Trump (gennaio 2025).

Riallacciandosi al numeroso gruppo di studiosi/filosofi/attivisti che nel tempo si sono confrontati con acume sul tema – e già questo potrebbe ripagare della lettura – l’autore illustra l’influenza espansiva e dominante dei sistemi macchinici sulle forme organizzative e sulle vite individuali delle persone. Partendo dalla organizzazione della produzione e del consumo negli ultimi tre secoli e fino agli odierni sviluppi dell’Intelligenza Artificiale (IA), tali sistemi si sono rivelati strumenti docili delle logiche valoriali del capitalismo, sapendo modellare i nostri modi di vita così come saturare i nostri dispositivi sensoriali, restringendo di molto quella forza immaginativa umana necessaria per elaborare modalità pratiche di esistenza alternative.

Inglobando continuamente e quasi acriticamente automatismi su automatismi la realtà macchinica è diventata così forte e interrelata che i confini tra l’essere considerata un mezzo o un fine diventano facilmente indistinguibili, e d’altronde una grande parte di umanità si è fattualmente e drammaticamente ibridata con essa. I suoi principi di “razionalità strumentale/calcolante-industriale”, ora radicati anche fluidamente in “algoritmi/Intelligenza Artificiale”, gli attribuiscono quell’autorità che proviene dalla “esattezza (presunta) di calcoli”, e ciò, psicologicamente, la privilegia rispetto alla debolezza insita nell’essere umano per cui, dotato della libertà nel pensare – e qui l’autore riporta le parole di Leopardi – “è sempre sottoposto in qualche parte e all’irresoluzione e al dubbio… molestissimi alla natura umana” (p. 28).

L’ottundimento delle nostre capacità critiche verso questa spirale sorda piena di indici di misurabilità e di automatismi irrefrenabili sta consentendo non solo lo sfruttamento sociale, economico e politico dei più da parte di pochi gruppi privilegiati, ma anche lo scivolamento del mondo intero verso il precipizio di un’auto-distruzione causata dal consumo illimitato di risorse naturali uniche. 

Illustrando le dinamiche sia violente che sottili di una tale condizione il libro è dunque un appello urgente per “cercare di costruire un’etica diversa, a partire da un ritrovato ʻpensiero critico e istituenteʾ che sappia generare ʻpossibilità, capacità, volontàʾ e una diversa pedagogia, una diversa ʻpaidéiaʾ, in nome di una diversa ʻepistémeʾ, in nome di un altro ʻlógos/télosʾ, in nome dell’autonomia invece dell’eteronomia – in nome quindi della ʻemancipazioneʾ dell’uomo dalla gabbia (anche se per molti ben arredata e ben accessoriata e piena di godimento e di edonismo) della tecnica e del capitalismo, del ʻpotere archicoʾ. Per la ʻdemo-craziaʾ” (p. 213).

Un buono spunto per allargare gli orizzonti della critica radicale

Chiudendo annotiamo che all’autore non sembra sfuggire il problema di come sia difficile assumere, e anche velocemente se pensiamo “solo” alle conseguenze del disastro ambientale, una nuova postura di fronte a un potere così conclamato.

Nello sviluppo di un’argomentazione ampia ma forzatamente focalizzata su due grandi aspetti tematici (tecnica e capitalismo) Demichelis riesce comunque ad accennare alla necessità di fare sinergie con quei gruppi e culture che si sono dimostrate più attive a resistere a tali dinamiche.

Per noi è proprio questa una direzione che troviamo interessante per alimentare utilmente un dibattito che rischia – arrovellandosi troppo nelle sole fondamenta della nostra cultura euro-centrica e nelle sue attuali impasse in termini di azione politica – di diventare troppo asfittico, o di essere percepito come troppo astratto.

In effetti, grazie alla tecnica e al capitalismo noi occidentali siamo diventati sulla terra una pressa colonizzatrice in grado di schiacciare e spesso distruggere, in nome del nostro unico-mondo, molti degli altri mondi possibili: persone/comunità che hanno modi di vita, competenze e visioni autonome meno antropocentriche/patriarcali e molto più armonizzate con i limiti, la presenza e l’infinita relazionalità di cui sono costituite tutte le cose e tutti gli esseri viventi della terra.

La possibilità di uscire dalla “gabbia” in cui ci troviamo non può prescindere allora dal rispetto e anche dal recupero di queste esperienze e dei loro patrimoni conoscitivi e pratici, dal formare con queste altre culture nuove alleanze globali in cui le stesse possibilità offerte dalla tecnica, con cui da tempi immemori costruiamo i nostri mondi, siano utilizzate tenendo però conto – per non perdere il senso e le molteplici connessioni di quella trama che ci permette incredibilmente di esistere – di quel doppio movimento per cui quando progettiamo un qualcosa ci ritroviamo sempre, a nostra volta, ad essere da quel qualcosa riprogettati.

Riferimenti

Demichelis, L., 2025, Tecno-archía. O la «Nave dei folli». La banalità digitale del male, Bologna, Deriveapprodi.

Articoli modernità, pluriverso, tecnica

Luciano Petullà

Esperto di ICT e sociologia dei media. In questo spazio sono raccolte riflessioni saltuarie su aspetti sociali e culturali riguardanti i processi e i dispositivi della comunicazione e della informazione.

Luciano Petullà

Copyright © 2026 · Luciano Petullà

  • RSS Feed
  • Feedburner
  • e-mail
  • Privacy policy