luciano petullà

systems and dimensions of new communication

Riflessioni sulla profonda connaturalità “high-tech” del nostro medium vocale al tempo degli avatar parlanti Al termine della traduzione di un’opera si rimane immancabilmente contaminati dal tema affrontato e ciò è ancora più vero quando il lavoro ha riguardato la voce umana, ovvero il nostro medium ancestrale. L’uscita in Italia del libro di Steven Connor, La voce come medium. Storia culturale del ventriloquio, funziona allora come un irresistibile invito a iniziare una serie di riflessioni, stimolati da un’opera che si rivela unica per comprendere la voce come processo e prodotto di un corpo che vive in stretta interazione con i suoi ambienti culturali e sociali, dando corso a un fenomeno sonoro al contempo fisico e immateriale, capace di mediare la sfera interiore ed esteriore della propria realtà, prestandosi con la sua natura transitiva a veicolare altre dimensioni di vita. Solo per ricapitolare, è il ventriloquio il filo rosso di cui Connor si serve per affrontare una caratteristica così peculiare per l’essere umano. Contemplando della voce tanto la naturalità quanto i fenomeni dissociativi – si parte dagli oracoli greci per giungere alla nostra attuale condizione di uomini che vivono tra/in sistemi meccanici ed elettronici ricchi di voci disincarnate – l’opera può dispiegarci…

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