luciano petullà

systems and dimensions of new communication

Un pit-stop per riflettere sugli aggiornamenti del corpo tecnologico Il clamore attorno al mega sistema di spionaggio delle comunicazioni elettroniche PRISM, gestito dalla National Security Agency statunitense ai danni dei cittadini di tutto il mondo, ha sollevato (oltre a una certa dose di indignazione) un brainstorming generale. In particolare, costretti a prendere posizione i politici non-USA hanno avuto l’occasione di mostrare sulla vicenda una mesta e disarmante incredulità, una reazione in linea con lo storico ritardo con cui i delegati al potere legislativo mancano di comprendere regolarmente le dinamiche tecnologiche più “hard”. D’altro canto, il turbo-sviluppo dell’attuale ICT e il loro concatenarsi veloce con fattori economici, politici e culturali fornisce a tutti noi abbondanti alibi per arrancare. In realtà, di fronte al privilegio di poter utilizzare sistemi di comunicazione e informazione così sofisticati, l’ingenuità non dovrebbe poter annoverarsi tra le scusanti. Per inciso, attorno ai nuovi media vi è sicuramente un alone di panico morale che è lecito scansare, anche aprioristicamente, perché ormai fuori tempo. Per dire, lo storico della comunicazione John Durham Peters ha notato come vi sia un nesso profondo tra privacy e timore della disseminazione, che egli analiticamente lega alla paura dell’eros – massificazione dei contatti, pericoli…

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Recensione del libro “Courting the abyss. Free Speech and the Liberal Tradition” di John Durham Peters La concezione della libertà di espressione nella tradizione liberale è il tema dell’ultimo libro di J. D. Peters, una riflessione provocatoria che appare oggi straordinariamente preziosa in un mondo infiammato dai tumulti innescati dalle “vignette blasfeme”. La considerazione critica da cui muove il suo ragionamento è che, mentre facciamo fatica a capire come l’ultima onda digitale stia modificando gli spazi pubblici “planetari”, ci troviamo ad agire quasi acriticamente sulla base di teorie ereditate da un mondo molto diverso da quello attuale, sia per i modi e le forme in cui le idee circolano che per le passioni e gli attori che vi agiscono. E tuttavia, la gran parte delle analisi e delle difese del principio della libertà di parola sembrano ignorare, o peggio, non conoscere aspetti fondamentali dell’ordine sociale, dell’animo umano o dei mass media. Chi ha avuto modo di leggere il primo libro di Peters tradotto in Italia (Parlare al vento. Storia dell’idea di comunicazione) può già immaginare la trasversalità, la varietà e la cura delle fonti, il loro aprirsi a un profondo confronto ideale che attinge al meglio del pensiero e delle…

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