luciano petullà

systems and dimensions of new communication

Sulla superficialità o profondità delle culture pop Ogni volta che avviene un grande cambiamento  o che particolari innovazioni  nelle forme della comunicazione attecchiscono velocemente (storicamente parlando) in ampi strati della popolazione, ecco aumentare la probabilità di imbattersi in un dibattito sui suoi effetti deleteri, con conseguente apertura (a cascata) di interventi pro o contro. Come ebbe a indicare mirabilmente Umberto Eco in un saggio dedicato alla cultura popolare nel 1964, il tutto rientra nella logica  consolidata  che vede contrapporsi apocalittici e integrati.  Da una parte vi è chi interpreta i nuovi usi e pratiche come l’avanzata dei “barbari”, dall’altra chi li accoglie come segnali e prove di vie alternative efficaci e più espressive nei confronti di problematiche altrimenti irrisolvibili così come di sensibilità soppresse. Sovente lo scontro riesce a conquistare finanche le prime pagine dei giornali coinvolgendo personalità eterogenee che hanno però il limite di doversi esprimere su processi complessi in poche battute. E’  accaduto ultimamente in Italia, con «il Sole 24 Ore», ma anche negli Stati Uniti e Inghilterra, con il «New York Times», il «Wall Street Journal» e il «Guardian». In quest’ultimo caso, guidati da quel senso pragmatico che contraddistingue particolarmente la cultura anglo-americana, i termini del confronto si…

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