luciano petullà

systems and dimensions of new communication

La storia dei media e l’ascolto del tempo Nel marzo di quest’anno, nell’ambito della conferenza annuale della Association for Recorded Sound Collections, tenuta presso la Stanford University in Palo Alto, Calif.,  è stato presentata la prima registrazione audio della storia. La notizia è che, a differenza di quello che si è sempre saputo, i 10 secondi di canto risalgono al 9 aprile 1860 e sono stati “registrati” non da Thomas Alva Edison, passato alla storia come primo ideatore del fonografo, ma dal tipografo francese Eduard-Leon Scott de Martinville. Il francese avrebbe dunque anticipato di ben 17 anni la data ufficiale dell’invenzione, e la registrazione della voce che canta il brano popolare “Au clair de la lune”, incisa su una carta annerita, si rivela il reperto fisico più antico ancora riproducibile, che precede di 28 anni la più vecchia registrazione su cilindro di cera ancora disponibile. A onor di cronaca va ricordato che i ricercatori statunitensi hanno ripreso i flebili segni del canto impressi su carta trasducendoli, tramite una tecnica sofisticata, su un nuovo supporto. La prima registrazione audio (1860) ascolta Nonostante la scoperta sembri avviare una disputa simile a quella del telefono tra Meucci e Bell, e in effetti Scott…

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Recensione del libro “Communication as … Perspectives on Theory” di Gregory J. Shepherd, Jeffrey St. John, Ted Striphas Come quasi tutti abbiamo avuto modo di sperimentare, il saggio collettaneo ha sempre insito il rischio della disomogeneità. Se è lecito aspettarsi la variabilità degli stili espressivi, si rimane spesso delusi anche dal dislivello qualitativo dei vari contributi e permane netta l’impressione che alla scarsa attenzione del curatore nel selezionare o mettere un argine agli interventi si sia ovviato con l’abbondanza dell’offerta, sicuri che il lettore curioso vi trovi poi un qualche spunto interessante. Sotto questo aspetto il saggio qui presentato potrebbe candidarsi, dall’alto dei suoi 27 piccoli saggi, come caso “idealtipico”. Tuttavia, pur non scampando del tutto a questa deriva, questo insieme di agili riflessioni sulla comunicazione andrebbe giudicato secondo altri parametri visto che lo scopo dichiarato dei curatori è stato proprio quello di garantire la massima libertà sul tema. L’argomento centrale del libro, che è poi la domanda posta ad alcuni studiosi statunitensi attivi nella communication research, riguarda il modo di alimentare la ricerca dovendo scegliere tra le tante metafore quella ritenuta dal singolo autore più proficua per approfondire la comunicazione e i suoi media. L’invito è stato quello di…

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