luciano petullà

systems and dimensions of new communication

La cultura del real-time Parte 3/ La condizione d’immediatezza A questo punto non manca di riaffacciarsi  un’antica e ricorrente questione mediale e, con essa, il bisogno di diradare gli associati e fallaci pregiudizi  morali. La telepresenza – che può essere compresa nei termini della possibilità, e sempre più per molti, della preferenza, “di tenersi in contatto” senza in realtà, letteralmente, essere in contatto – non dovrebbe essere considerata come una condizione del tutto deficitaria. Con ciò voglio dire che la telepresenza deve essere compresa come un modo esistenziale distintivo di presenza, che esiste insieme alle relazioni dirette e incarnate di presenza, ma che non è da ritenersi o valutare in termini negativi in quanto giudicabile solo rispetto a un modo esistenziale “ben definito” di dover essere presenti anche con il corpo (p. 111). Gli esempi di pregiudizi sulle nuove possibilità di contatto ottenute su basi tecnologiche sono innumerevoli. Le critiche a una condizione di vita immersa nei flussi di contatti istantanei che portano le persone a stare inevitabilmente nello stato di impazienza le troviamo già nel racconto di E. M. Foster The Machine Stops pubblicato nel 1909. Tuttavia, rammenta Tomlinson, prima che si creassero queste condizioni vi era una certa…

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I giornali nella tempesta digitale In una deliziosa intervista sul futuro dei giornali di fronte all’incalzare travolgente del mondo online e all’accesso open alle informazioni il giornalista Piero Ottone ci offre alcune  interessanti riflessioni dall’alto di una esperienza ultra decennale. Il suo invito è quello di guardare avanti e, allo stesso tempo, indietro. Più precisamente, al 1850. In quel periodo il telegrafo mise così tanto in allarme l’universo giornalistico, prefigurando gli stessi scenari apocalittici attuali, che ci possiamo permettere di chiamare il freschissimo iPad della Apple — il nuovo e atteso tablet, simbolo della tendenza ad acquisire, distribuire o leggere libri e quotidiani in formato digitale su ogni genere di apparati dotati di schermo video — il “telegrafo prêt à porter” (2010). A parte un’inesattezza — il telegrafo in quel periodo era con e non senza fili, cosa per cui dovremo attendere la fine del secolo grazie alla sua estensione sulle onde radio “marconiane” — il  parallelo è pregevole perché ha la capacità di trattare la tecnologia senza particolari paraocchi, riannodandola a tutti i processi con cui (da tempo) sa incardinarci. Il telegrafo non fu la fine del giornalismo ma anzi l’inizio dell’informazione e del giornalismo moderno veicolati su carta…

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