luciano petullà

systems and dimensions of new communication

Il corpo dell’avatar Strana e affascinante storia quella della premiazione attribuita dal recente Festival del Cinema di Roma a Scarlett Johansson,  considerata  migliore attrice per aver prestato la sua voce, nel film Her del regista Spike Jonze, al nuovo sistema operativo di un conputer. Esso (lei, Samantha)  presenta nuove caratteristiche cognitive, intuitive e autoapprendenti che gli consentono di entrare in una relazione amorosa con il protagonista. Si è fatta molta ironia sulla faccenda partendo dal fatto che proprio in Italia non sentiremo mai la sua “presenza” attoriale essendo noto che da noi vige la rigida pratica di doppiare i film. Tra l’altro, la Johansson, ma anche molti altri vincitori, non si sono fatti vedere alla premiazione se non attraverso messaggi video. Insomma, ormai è assodato: siamo abituati a incontrarci in una natura mista di presenza online e offline, in questo caso molto più di prima specie. Il cinema, grazie alla sua fondante sensibilità per le forme fantasmatiche, tramite cui riesce a riprodurre il “massimo di realtà” (Alberto Abruzzese), si prende dunque l’incombenza di certificarlo. Per inciso, l’attrice una puntatina fisica preventiva al Festival l’ha fatta, ma pare trascinata in  un’operazione “ruffiana” utile a rianimare il livello delle ambizioni di un festival…

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Un cosa straziante e allo stesso tempo di illuminante attualità sta andando in scena sotto i nostri occhi, o meglio, dato l’argomento, davanti alle nostre orecchie. Il tema è ampiamente trattato ma poco criticamente commentato e riguarda l’imprendiscibilità del confronto tra logiche mediatiche, potere e forme di dislocamento e rappresentazione del corpo, con i loro inesorabili risvolti. E’ tempo che assistiamo in diretta all’inevitabile seppure naturale declino fisico di un uomo che ha nel mondo un ruolo speciale. Il corpo del Papa sta affrontando dignitosamente e caparbiamente la vecchiaia. E tuttavia, le sue vicissitudini sono inestricabilmente intrecciate, nel ben e nel male, con il funzionamento dei media che, per la sua particolare posizione, ha sia largamente utilizzato che bonariamente subito in quanto oggetto di continua attenzione. Il fatto è che l’assunzione di una dimensione relazionale che eccede l’ambito della presenza fisica, così normale nella modernità grazie ai mezzi di comunicazione, ridefinisce i confini corporei, che vengono per così dire espropriati della propria fisicità. Tali alterazioni o deformazioni delineano ora un corpo diverso, un corpo proteiforme e immaginifico che definiamo appunto mediale. Il suo funzionamento e le sue strategie, così efficacemente sfruttate per i più diversi fini, rispondono ora a regole…

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