luciano petullà

systems and dimensions of new communication

+Digital Literacy-Digital Divide Un recente scambio di opinioni avvenuto tramite articoli pubblicati su riviste e giornali di pregiata tradizione editoriale ci spinge ad avanzare delle considerazioni sullo stato della critica dei nuovi sistemi di comunicazione. Più precisamente, sull’atteggiamento che potrebbe risultare migliore per gestirne la complessità crescente considerato che, davanti a tanta effervescenza innovativa, ci sentiremo sempre in una posizione di difetto. La riflessione che vorrei avanzare è semplice e lapalissiana ma per alcuni ardua da accettare: la comunicazione digitale che fluisce e si costruisce tramite gli innumerevoli e cangianti software sulle reti fisse e mobili di telecomunicazione è divenuta (e rimarrà) una condizione esistenziale sempre più importante e ineludibile. In quanto elemento o ambiente connettivo onnipresente, e in quanto prodotto di un continuo e inarrestabile sviluppo, dobbiamo solo convincerci di a-u-scultarla, di comprenderne la volontà (vedi la “provocazione” di Kevin Kelly) ma anche, ancor meglio,  di caricarci personalmente di uno spirito di agency più attivo (vedi Howard Rheingold). Lo status incerto di digital divide La discussione cui accennavamo ruota attorno ad un argomento classico del settore ICT ovvero il problema delle ineguaglianze all’accesso e all’uso delle nuove piattaforme mediali da parte di persone collocate in ambiti geografici e, in…

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In un volume pubblicato da Meltemi viene analizzata la genesi del percorso comunicativo congiungendo le dinamiche sociali, storiche e anche culturali Nell’ambito dell’interazione umana la comunicazione di massa non gode della stessa considerazione del dialogo. Anche se viviamo in società complesse di per sé inconcepibili senza il pieno dispiegamento delle capacità disseminative, le concezioni che abbiamo sull’argomento, maturate all’interno di una lunga tradizione di visioni e dibattiti contrastanti, stentano a comprendere i limiti e le possibilità delle dinamiche comunicative in relazione alle condizioni materiali e culturali, divenendo spesso, pregiudizialmente, dei veri e propri modelli normativi. Nel libro Parlare al vento. Storia dell’idea di comunicazione (Meltemi, pp. 478), lo studioso statunitense John Durham Peters ne ripercorre la storia con sguardo disincantato ma eticamente impegnato e, visto che la comunicazione ha un campo di accezione notoriamente esteso, decide di farci intraprendere un approfondito “scavo archeologico” nella sua genealogia. L’Occidente comunicativo: da Platone alla rivoluzione digitale A considerare i compagni di viaggio o i temi scelti per tale indagine si potrebbero avanzare delle perplessità sul fatto che il saggio possa avere una così grande presa sui nostri attuali enigmi. Gente abbastanza insolita, se escludiamo tutta la serie dei teorici – filosofi, psicologi, semiologi,…

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