luciano petullà

systems and dimensions of new communication

Un cosa straziante e allo stesso tempo di illuminante attualità sta andando in scena sotto i nostri occhi, o meglio, dato l’argomento, davanti alle nostre orecchie. Il tema è ampiamente trattato ma poco criticamente commentato e riguarda l’imprendiscibilità del confronto tra logiche mediatiche, potere e forme di dislocamento e rappresentazione del corpo, con i loro inesorabili risvolti. E’ tempo che assistiamo in diretta all’inevitabile seppure naturale declino fisico di un uomo che ha nel mondo un ruolo speciale. Il corpo del Papa sta affrontando dignitosamente e caparbiamente la vecchiaia. E tuttavia, le sue vicissitudini sono inestricabilmente intrecciate, nel ben e nel male, con il funzionamento dei media che, per la sua particolare posizione, ha sia largamente utilizzato che bonariamente subito in quanto oggetto di continua attenzione. Il fatto è che l’assunzione di una dimensione relazionale che eccede l’ambito della presenza fisica, così normale nella modernità grazie ai mezzi di comunicazione, ridefinisce i confini corporei, che vengono per così dire espropriati della propria fisicità. Tali alterazioni o deformazioni delineano ora un corpo diverso, un corpo proteiforme e immaginifico che definiamo appunto mediale. Il suo funzionamento e le sue strategie, così efficacemente sfruttate per i più diversi fini, rispondono ora a regole…

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Il periodo che attraversiamo è indelebilmente contrassegnato dal fenomeno digitale. Il suo espandersi non solo innova ma riadatta anche le precedenti tecniche di produzione, trasmissione e registrazione dei segnali elementari che, opportunamente elaborati, permettono di alimentare il nostro mondo comunicativo. La trasformazione dei segnali elettroottici nel linguaggio più essenziale ed economico dei bit, un codice che si sposa più facilmente con le intelligenze distribuite dei sempre più minuscoli e potenti chip elettronici, ha infine coinvolto anche il pianeta televisione. L’avvento del digitale In verità, per l’industria televisiva non è una novità in assoluto: da decenni queste tecniche sono presenti nel mondo tv, prima nella produzione e successivamente nella distribuzione, com’è evidente dalle apparecchiature domestiche quali parabole satellitari e decoder digitali. Ma il rinnovamento digitale di cui stiamo parlando, che ha fornito lo spunto per riformare il sistema televisivo italiano, riguarda questa volta la distribuzione terrestre del segnale aereo diretto che andrà a sostituire il glorioso e comune vettore analogico captato attraverso la normale antenna tv. Il nostro intervento non ha l’intento di appesantire il già vasto panorama dei commenti per richiamare un qualche aspetto peculiare della tribolata riforma, ma vuole soffermarsi sulla vicenda per l’ammanto ideologico più esterno e neutrale…

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